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Al via a Roma i negoziati tra Libano e Israele. Tajani: “Il governo libanese deve riprendere il controllo del territorio”

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ROMA – E’ iniziato a Roma, presso l’ambasciata degli Stati Uniti, il sesto round dei colloqui tra le delegazioni di Libano e Israele per definire le modalità di applicazione dell’accordo quadro siglato lo scorso 26 giugno. Lo riferisce la stampa libanese. Nei colloqui, che proseguono anche domani, non prenderà parte l’ambasciatore statunitense in Libano, Michel Issa, come riferisce la testata An-Nahar. Le delegazioni si confrontano su quanto stabilito nell’accordo quadro: il cessate il fuoco, il disarmo di Hezbollah, il dispiegamento delle truppe libanesi nel sud e il graduale ritiro dell’esercito israeliano dalla zona cuscinetto verso le due cosiddette “zone pilota”, che si trovano a nord e sud del fiume Litani. Nodi spinosi, questi, a partire dalla tenuta della tregua: Israele non ha mai posto fine ai raid. Nelle ultime ore, secondo i media libanesi, si continuano a registrare intensi bombardamenti e demolizioni sistematiche nel sud, dove l’esercito ha occupato una “zona cuscinetto” profonda 10 chilometri dal confine; quanto a Hezbollah, continua a colpire postazioni militari di Israele in Libano e non accetta il disarmo poiché, essendo stato lasciato fuori dai colloqui, non riconosce l’accordo.

A rendere ancora più difficile il raggiungimento di un accordo, il fatto che il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu si opponga al ritiro delle sue forze, graduale o meno. E’ a lui che si è rivolto stamani il presidente Joseph Aoun, ricordandogli che “non è la guerra a garantire sicurezza”. Già ieri in un intervento pubblico aveva auspicato progressi “tangibili e concreti” che possano portare al ritiro israeliano e al dispiegamento dell’esercito libanese nelle aree evacuate. Il governo, ha ribadito, “non scenderà a compromessi sul Libano meridionale o sui suoi diritti”. Ancora i media locali fanno inoltre sapere che dal governo è giunta la precisa indicazione per il team negoziale a esigere “l’immediato inizio” delle procedure di ritiro dell’esercito israeliano. Forti perplessità sulla fattibilità di questo piano giungono però dal presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri. Ieri in aula è tornato a denunciare l’accordo quadro, definendolo una “trappola”. Berri si è detto sin dall’inizio contrario ai negoziati di Roma, poiché convinto che la modalità di ritiro proposta alle forze di Tel Aviv “richiederà due anni” per essere completata, mentre l’esercito libanese si ritroverà a dover disarmare Hezbollah nelle stesse zone in cui l’esercito israeliano sarebbe chiamato a ritirarsi. La guerra lanciata da Israele lo scorso 2 marzo contro il gruppo filo-iraniano Hezbollah ha causato 4.324 morti e 12.221 feriti secondo le stime aggiornate in queste ore dal ministero della Sanità libanese, mentre gli sfollati dalle zone meridionali sono oltre un milione. Il governo di Beirut denuncia che Israele impedisce a queste famiglie di fare ritorno alle proprie case.

TAJANI: GOVERNO DEVE RIPRENDERE CONTROLLO TERRITORIO

“Sia Israele che Stati Uniti hanno accolto la nostra proposta di organizzare gli incontri bilaterali tra Israele e Libano a Roma e sono inziati stamani, con l’obiettivo di porre fine ai bombardamenti su Beirut e le altre parti nel sud, e arrivare anche alla completa autonomia e controllo del territorio da parte delle legittime istituzioni libanesi, quindi del governo Aoun e non delle truppe di Hezbollah, che se poi attaccano Israele, Israele risponde invadendo il sud del Libano”. Lo ha detto il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, intervenendo a un convegno alla Camera mentre all’ambasciata degli Stati Uniti a Roma si svolge da oggi a domani il sesto round dei colloqui tra Tel Aviv e Beirut, mediati da Washington.

Secondo Tajani, il disarmo di Hezbollah “non è cosa facile, perché ci sono tanti rischi”. Tajani ricorda il ruolo dell’Italia: “Noi con la missione Unifil partecipiamo con oltre 1000 militari italiani portatori di pace, e poi c’è l’accordo bilaterale per la formazione delle forze armate, per controllare territorio. Con la Francia”, conclude il ministro, “infine siamo d’accordo di avviare un percorso, una volta conclusa la missione Unifil del 31 dicembre, per creare una missione internazionale sotto le bandiere dell’Onu e dell’Ue, per garantire una condizione di pace e il cessate il fuoco”. L’Italia, assicura Tajani, “è pronta a incrementare la presenza militare per la formazione delle forze armate libanese”, nella convinzione che “il Libano è strumento fondamentale”. Infine un cenno all’ultimo pacchetto da 15 milioni “annunciato in questi giorni, con cui tramite la Fao aiutiamo anche la popolazione civile”. Il ministro Tajani è intervenuto nel corso dell’incontro alla Camera ‘L’Italia che ricostruisce: il sistema italiano per Ucraina, Gaza e Siria’.
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