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Assolti in appello gli ex vertici Tepco per incidente Fukushima

- 18/01/2023

La rabbia degli sfollati: è inaccettabile, individuare responsabilità

Roma, 18 gen. (askanews) – Una corte d’appello giapponese ha confermato oggi l’assoluzione di tre ex alti dirigenti della Tokyo Electric Power Company (Tepco) accusati di non aver messo in campo delle misure per evitare l’incidente nucleare del 2011 a Fukushima.

L’Alta Corte di Tokyo ha confermato la sentenza della Corte distrettuale di Tokyo del 2019 che aveva assolto l’82enne ex presidente della Tepco Tsunehisa Katsumata, il 76enne Ichiro Takekuro e il 72enne Sakae Muto, entrambi ex vicepresidenti, per i fatti contestati.

I tre manager erano accusati di negligenza professionale che ha causato morti e feriti, per non aver previsto che un eventuale tsunami – come quello particolarmente violento che ha colpito le coste del Giappone nordorientale l’11 marzo 2011 – avrebbe potuto causare danni tali da provocare la fusione del nucleo dei reattori.

I procuratori hanno annunciato, in una conferenza stampa, che valuteranno l’ipotesi di fare un nuovo appello, che in questo caso dovrebbe arrivare alla Corte suprema. Disappunto è stato espresso anche da una piccola folla che si era radunata all’esterno del tribunale, nella quale erano presenti anche persone che hanno subito danni per l’incidente nucleare di Fukushima.

“Una sentenza di non colpevolezza è impensabile. Se non chiariamo chi è il responsabile, questo avrà conseguenze per il futuro”, ha commentato Yoshiko Furukawa, che è stata costretta all’evacuazione da Tomioka, a ridosso della centrale di Fukushima.

L’incidente nucleare di Fukushima è stato considerato il peggiore nella storia dopo l’esplosione della centrale sovietica di Chernobyl.

I tre ex alti dirigenti di Tepco sono stati incriminati nel 2016 per non aver attivato misure contro un eventuale tsunami. In seguito all’incidente e alle conseguenti evacuazioni, almeno 44 persone sono morte, secondo l’accusa.

La procura, in un primo momento, aveva deciso di non procedere contro gli accusati, ma la decisione era stata poi modificata oin seguito a una denuncia formale da parte di cittadini. Il processo è stato incentrato soprattutto sulla possibilità o meno che i dirigenti di Tepco potessero prevedere e prevenire uno tsunami con onde stimatealte fino a 15,7 metri, secondo una valutazione di rischio a lungo termine effettuata nel 2002.

L’accusa aveva chiesto per ognuno dei tre dirigenti cinque anni di carcere, mentre la difesa ha respinto ogni addebito. La precedenza di settembre ave a escluso che gli imputati potessero prevedere uno tsunami con onde di quella portata, che poi si è effettivamente verificato. Ma la procura ha ipotizzato che la mancanza di un muro anti-tsunami e di altri lavori di prevenzione abbiasno provocato l’incidente.

Accanto alla procedura penale, sono state presentate anche delle denunce civili.

A giugno dello scorso anno la Corte suprema ha escluso definitivamente una responsabilità del governo per l’incidente, respingendo un ricorso presentando dagli evacuati. Invece, la Corte distrettuale di Tokyo a luglio dello scorso anno ha condannato i tre, più un altro dirigente, a pagare danni per 13.300 miliardi di yen (103 miliardi di dollari) per non aver prevenuto l’incidente.

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