La Banca d’Italia ha realizzato uno studio per analizzare il livello di alfabetizzazione finanziaria e le abilità in finanza digitale
In Italia, le microimprese con fatturati più elevati e quelle coinvolte nell’esportazione mostrano un livello di alfabetizzazione finanziaria superiore. Non emergono differenze di genere tra gli imprenditori. Questo è quanto rilevato dalla Banca d’Italia, che ha effettuato un’indagine su un campione di 5mila titolari di microimprese, rappresentativo dell’universo di riferimento, utilizzando modalità di intervista sia online che telefoniche.
Il punteggio medio di alfabetizzazione finanziaria, secondo una nota, che è stato calcolato aggregando la conoscenza di concetti finanziari fondamentali, i comportamenti e le attitudini finanziarie, si attesta al 74% del punteggio massimo possibile.
Secondo Bankitalia, rispetto ai dati raccolti nel 2021, i valori medi di alfabetizzazione finanziaria, basati su 17 domande comparabili tra le due edizioni dell’indagine, evidenziano un incremento del 2%, da attribuire principalmente ai miglioramenti nei comportamenti e nelle attitudini.
Il 15% dei partecipanti risulta nella fascia più bassa in termini di comprensione dei concetti finanziari di base (da 0 a 3 risposte corrette su 8), mentre il 40% si colloca in una fascia media (da 4 a 6 risposte corrette). Il 45% dei rispondenti ha conseguito punteggi nella fascia più alta (almeno 7 risposte corrette).
Risultati più positivi nelle competenze sono correlati a punteggi superiori anche nei comportamenti e nelle attitudini finanziarie. Tra i microimprenditori è comune l’uso di strumenti di pagamento per aziende, che consente di mantenere una netta separazione tra finanza personale e aziendale: l’analisi evidenzia che l’86% utilizza carte di debito, il 62% carte di credito e il 33% carte prepagate. Anche circa un quinto degli intervistati sfrutta i portafogli elettronici in abbinamento alle carte di pagamento.
L’indagine ha anche identificato l’adozione di tecnologie digitali che possono migliorare la produttività, abbattere i costi operativi e ottimizzare la gestione dei dati nelle piccole imprese. L’intelligenza artificiale è utilizzata, in modo esteso o limitato, solo dal 5% delle microimprese, principalmente nei settori dei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. La robotica, impiegata dal 6%, è più diffusa nel settore manifatturiero, mentre l’interconnessione dei processi, utilizzata dal 4%, è più comune nei servizi di informazione e comunicazione.
Il cloud, più facile da implementare, è adottato in modo esteso o limitato dal 44% delle imprese ed è relativamente comune in diversi settori. Un certo numero di microimprese sta testando tecnologie digitali o prevede di adottarle entro un anno, con il 19% interessato all’intelligenza artificiale, il 13% all’interconnessione dei processi e il 12% a robotica e soluzioni cloud.
Secondo Bankitalia, a parità di caratteristiche, le donne imprenditrici mostrano una maggiore propensione ad adottare, in modo sperimentale o più intenso, almeno una tra intelligenza artificiale, robotica e interconnessione dei sistemi. Queste predisposizioni sono positivamente correlate al livello di conoscenza finanziaria degli imprenditori, il quale potrebbe contribuire a una migliore capacità di valutare i ritorni economici degli investimenti digitali.
Analogamente alla precedente edizione, l’istituto di Via Nazionale ha osservato come i microimprenditori manifestino una crescente attenzione verso gli impatti ambientali e sociali legati ai loro investimenti e alla selezione dei fornitori. Questa consapevolezza, già molto presente, risulta ancora più pronunciata tra coloro che possiedono una maggiore formazione finanziaria.
I microimprenditori che sono stati intervistati presentano una varietà di strategie per affrontare il potenziale impatto finanziario di eventi climatici che potrebbero interferire con le loro attività produttive: il 28% di loro ha optato per polizze assicurative, il 26% ha effettuato investimenti in sicurezza aziendale, mentre il 14% ha scelto di trasferire le proprie operazioni produttive.
Secondo quanto afferma Bankitalia, l’adozione di tali strategie, quando le caratteristiche degli imprenditori sono equivalenti, mostra una relazione positiva con l’aspetto comportamentale dell’alfabetizzazione finanziaria. Questa dimensione, in particolare, risulta più strettamente legata alla capacità di adattare scelte e piani aziendali in risposta a contesti in cambiamento, piuttosto che alla semplice comprensione dei concetti finanziari.
Giovanni Lombardi Stronati


