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Belen dopo l’emergenza, lo psichiatra: “Depressione? Esiste anche quella da successo”

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(Adnkronos) –
Non solo Belen Rodriguez. L’ansia, la depressione e le crisi di panico sono disturbi molto diffusi e ‘democratici’ che non risparmiano persone di successo che appaiono realizzate, come nel caso della showgirl che ha più volte parlato dei suoi problemi di attacchi di panico e depressione, ricoverata lunedì e poi dimessa dopo una crisi.  

“Senza andare nel caso specifico, possono esserci problemi diversi, che si esprimono in forme differenti e che, di sicuro, possono riguardare anche personaggi che noi consideramo ‘fortunati’ per gli obiettivi raggiunti e per la loro notorietà. Anzi: esiste proprio una ‘depressione da successo'”, spiega all’Adnkronos Salute il presidente della Società italiana di terapia comportamentale e cognitiva (Sitcc), Fabio Monticelli, a margine di ‘Parola alla medicina’, format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner.  

Essere realizzati, insomma, “non rende immuni”. Il problema “è come ci si rappresenta il successo”. Per quanto riguarda le crisi di panico, “se la sensazione è quella di stare al settimo piano senza balaustra si vive con un senso di potenziale rischio incombente, per il quale si è impotenti rispetto alle conseguenze”, descrive lo psichiatra. Per quanto riguarda invece “la depressione, le forme sono diverse. C’è la depressione endogena che può colpire qualsiasi persona in maniera indiscriminata. Ci sono poi forme che hanno un’origine psicologica oppure una grande componente psicologica. Ogni depressione ha la sua storia , insomma”.  

E c’è, ribadisce lo specialista, “anche la depressione da successo. Faccio un esempio: se suono il violino e ho come obiettivo massimo andare a suonare nel posto più prestigioso del mondo e ci riesco, la mia situazione psicologica può cambiare. Perché la motivazione, una volta percorsa la strada per raggiungere l’obiettivo, può svanire senza che io percepisca un vantaggio profondo. E, nel momento in cui ho dimostrato di essere il più bravo, non mi sento comunque ‘amabile’, meritevole dell’affetto delle altre persone”. Come salvarsi da questo? “Serve un lavoro personale su se stessi, attraverso la psicoterapia. E’ un interveto utile per le persone che vogliono sentirsi più libere. Perché la nevrosi, il disagio mentale sono una limitazione della libertà. La psicoterapia non si fa perché si è matti. Questo è lo stigma. Si fa per essere più liberi”, conclude Monticelli. 

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