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Bertola il Verde: “No a nuovi inceneritori in Piemonte. Contro Cirio nel 2024 faremo…”

- 23/11/2022

“Ci ho messo due anni a riprendermi”. Giorgio Bertola si era perso dopo l’addio al Movimento 5 Stelle a fine 2020, ma è pronto a ricominciare dopo che lunedì ha aderito ufficialmente ai Verdi. A lato della seduta di Palazzo Lascaris il consigliere regionale piemontese racconta alla ‘Dire’ i suoi progetti. Ne ha per il futuro, come sulle regionali del 2024 dove punta al “fronte anti-Cirio”. Ma anche per questo giovedì, quando in commissione ci sarà un primo passaggio sull’aggiornamento del piano rifiuti regionale: “Gli scenari della giunta ipotizzano la costruzione di un altro inceneritore”. In Piemonte ce n’è soltanto uno, a Torino.

“La giunta Cirio pensa a un altro inceneritore”

“Purtroppo”, spiega Bertola, “gli scenari prevalenti” in mano al governo regionale prevedono di “costruirne almeno un altro: o nel vercellese o nell’alessandrino, a cavallo con la Lombardia”. Un inceneritore a cui si opporrà il consigliere appena approdato alla corte di Angelo Bonelli, secondo cui in questi anni “non si è lavorato sulla differenziata, ma soprattutto su campagne di riduzione dei rifiuti”. Arrivare in un partito che ha fatto una coalizione col Pd alle ultime politiche vuol dire un cambio di approccio per chi, come Bertola, il Pd l’ha più che altro contrastato. Quindi, se a livello di azione in Consiglio “cambia poco” perché l’ambientalismo era già il suo focus, quello che “può cambiare è che se prima mi sentivo in opposizione al Pd, ora capisco di essere in una forza politica che valuta la possibilità di allearcisi”. Bertola si è “sempre collocato a sinistra. Una sinistra post ideologica”.

“Un fronte anti-Cirio per il 2024, altrimenti…”

Contro il governatore Cirio Bertola ha già lavorato con democratici ed ex compagni pentastellati, ma ora bisognerà creare un’alternativa: “Si dovrà fare un fronte anti-Cirio, altrimenti qua…” si perde, lascia intendere Bertola, che continua: “So che lui (Cirio, ndr) si sta organizzando anche con tante liste civiche, e quindi bisognerà contrastarlo”. E farlo con Pd e 5 Stelle uniti? “Questo lo si deciderà insieme, non sono io a deciderlo, però chiaramente così come è un’ipotesi in campo in altre regioni, lo sarà in Piemonte”. Ma che chance avrà? “Il Piemonte è difficile, ma meno della Lombardia”. E poi nel 2024 “ci saranno già due anni di Governo Meloni. E loro perderanno qualcosa”.

La telefonata dei Verdi e l’addio ai transfughi M5S

Nell’aderire ai Verdi Bertola lascia il Movimento 4 Ottobre (richiamo alla data di fondazione dei 5 Stelle nel 2009), la formazione dove ha militato dopo l’addio ai grillini. Non ci stava più bene: “Era diventata una cosa chiusa qui” nelle stanze di Lascaris, riflette amaro. Così ha salutato il movimento creato con l’altra fuoriuscita dai 5 Stelle in questa legislatura, Francesca Frediani, “con cui c’è un rapporto e di amicizia e stima immutati”. Frediani tra l’altro ha sostenuto Unione popolare alle ultime elezioni, scelta che Bertola non ha condiviso. Poi è arrivata la telefonata dei Verdi: “Sono stato contattato da loro ultimamente, due-tre chiacchierate. Un avvicinamento graduale, ci siamo capiti. I programmi e i valori li condivido, sono le tematiche che ho portato avanti in Consiglio regionale”.

“Capisco la sfiducia dei Fridays verso la politica”

I Verdi però hanno un problema: i ragazzi dei Fridays for future o di Extinction rebellion (questi ultimi manifestano spesso davanti a palazzo Lascaris) non li votano. Al Climate social camp che i Fridays hanno organizzato a Torino quest’estate Bertola non è passato, ma coi gruppi ambientalisti prova ad avere un dialogo: “Loro hanno una sfiducia nella politica in generale che capisco, sta a noi diventare credibili e convincenti anche per loro”.

“Col Movimento è stata una storia d’amore, ne ho fatto una malattia”

E’ un nuovo inizio per Bertola: “Sento di poter lavorare meglio perché avrò dietro una forza politica nazionale, che ha eletti e attivisti sul territorio”. Era ciò che gli mancava: “Per come ho passato i dieci anni precedenti, il Movimento era tutta la mia vita: sono stato uno dei fondatori in Piemonte, buona parte dei gruppi locali li avevo creati io”. L’addio nel 2020 “per me è stato come la fine di un grande amore, ne ho fatto una malattia. Adesso si riprende un po’”.

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