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Bettini: “Vogliono distruggerci, ma Pd sinistra non esiste”

- 02/12/2022

di Nicola Perrone e Ugo Cataluddi

ROMA – “Il Pd resta fondamentale, il vero argine alla vittoria della destra. Questo forte linciaggio si ritorcerà contro chi lo mette in atto. Senza il Pd non esiste la sinistra italiana. L’autocritica va bene, ma fa parte di un percorso di ricostruzione, però a noi ci vogliono distruggere”. Così il dirigente Dem, Goffredo Bettini, nella videointervista all’agenzia Dire presentando il suo libro ‘A sinistra da capo’.

Achille Occhetto, ultimo segretario della tradizione comunista, insiste nel dire che il Pd ha un vizio all’origine, è nato per fusione fredda tra vecchi apparati… “Considero sempre Occhetto una voce fresca, nonostante l’età, nel dibattito politico italiano – risponde Bettini- però non penso che all’inizio fosse già tutto preordinato, che si vivesse il Partito Democratico come una costellazione, diciamo, di componenti come poi in realtà in parte è diventato. Il Pd ha svolto una funzione grande nel Paese e anche al Governo, ma questo non è bastato. Non lo credo perché lo sviluppo di queste patologie, tipo le correnti, negative, si è rafforzato in corso d’opera, all’inizio c’era davvero la speranza di potersi mescolare”.

Bettini come vedi questa gara alla segreteria Dem tra chi si richiama alla forza dei territori e chi punta invece sul carisma personale… “Vedo un difetto nel leaderismo, il Pd nel corso degli anni ha puntato sulla figura del leader ma non metterei le due cose insieme: i territori sono l’antitodo alla deriva leaderista. Io credo molto nei territori perché lì abbiamo la migliore classe dirigente, giovani, sindaci… penso che siano proprio loro a dover guidare il riscatto del Pd. Non a caso, per ora, le candidature che si sono palesate vengono dai territori, devo dire tutte di prim’ordine, quella di Bonaccini, Schlein, Ricci, e di Ricci, in questo momento, la piattaforma più interessante per il prossimo congresso… io le rispetto ma per quanto mi riguarda contribuirò con le mie idee, che sono espresse nel mio libro, chi si avvicinerà all mie idee avrà il mio consenso”.
Per quanto riguarda la disfatta elettorale del Pd, nel suo libro Bettini insiste su un punto: “Abbiamo il 19 per cento, abbiamo confermato un voto di fedeltà, un voto aiutato da tanti nostri straordinari sindaci… nel corso della campagna elettorale sono emersi come non mai temi sociaali, il protagonismo delle donne e la maturità e competenza dei nostri migliori gruppi dirigenti. Eppure alla fine è rimasta l’impressione, seppur non respingente come quella di Renzi, che il Pd sia stato il garante dello status quo, il difensore dell’equilibrio dei poteri di sempre”. In questo momento, chiude sul punto Bettini, “quello che ci attende è un confronto vero, serio, profondo sulle idee e suelle strategie, e non sugli organigrammi, su cosa vogliamo essere e dove vogliamo andare… la cosa che mi ripugnerebbe di più è una discussione su candidati che in un modo o nell’altro sono in parte tutti colpevoli di quello che è accaduto. Non mi traggo indietro da un giudizio autocritico. Il Pd e la sinistra sono stati spiantati, non tanto dalle scelte dell’oggi ma da una nostra claudicante storia passata”.

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