Burbo (Network): “Ora alleanza globale contro le pandemie”

ROMA – Il nuovo Financial Intermediary Fund (Fif) sostenuto dal G20 deve rappresentare tutti i Paesi del mondo, scongiurando un approccio “dall’alto verso il basso” tramite la partecipazione delle società civili: è l’appello di Stefania Burbo, animatrice del Network italiano salute globale, intervistata dall’agenzia Dire.L’occasione è la presentazione in Senato di un rapporto dal titolo ‘Imparare la lezione, prevenire e affrontare le future pandemie per garantire la salute globale’.

Immaginato come piattaforma che veicoli risorse a beneficio di Paesi in difficoltà di fronte a minacce sanitarie, il Fif è stato lunedì e ieri al centro di riunioni del G20 a Jakarta presiedute dall’Indonesia. Durante gli incontri sono stati assunti impegni per primi stanziamenti al Financial Intermediary Fund per un miliardo e 200 milioni di dollari, con contributi da parte di Stati Uniti (450 milioni), Unione Europea (450), Germania (52), Indonesia (50) e Singapore (10), oltre che dell’ente benefico con sede a Londra Wellcome Trust (12).

Secondo il Network, una rete che rappresenta 11 ong impegnate per il diritto alla salute, ActionAid, Aidos, Amref Health Africa, Cesvi, Cmsr, Coopi, Cope, Cospe, Medici con l’Africa Cuamm, Medicus Mundi Italia e World Friends, il Fif deve soddisfare una serie di requisiti. “La sua nascita appare ormai inevitabile nonostante i rischi di duplicazione di meccanismi già esistenti e di frammentazione dell’architettura sanitaria globale” sottolinea Burbo. “Ci sembra invece fondamentale valorizzare le competenze e le capacità dei partner che già ci sono a livello internazionale e regionale”.

Questi timori sono già stati espressi lo scorso anno. A evidenziarli in particolare Civil 20, la rete delle società civili che ha monitorato la presidenza italiana del G20 fino al passaggio di consegne con l’Indonesia a novembre.

Il Financial Intermediary Fund è prefigurato da una collaborazione tra Banca mondiale e Organizzazione mondiale della sanità (Oms). La sua sede dovrebbe essere stabilita a Washington. Durante l’incontro in Indonesia, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha calcolato che per rafforzare l’architettura internazionale anti-pandemie serviranno ogni anno circa 31 miliardi di dollari. Con la Dire, Burbo sottolinea però anche l’importanza del metodo. “È fondamentale”, questa la tesi, “che l’istituzione del Fif si basi su un principio di responsabilità e accountability, con la partecipazione di tutti i Paesi e non solo di quelli del G20, con un ruolo attivo delle società civili e un approccio che non sia dall’alto verso il basso”.

Il punto è in risalto nel rapporto ‘Imparare la lezione’. Nel testo c’è del resto l’appello a “costruire e sostenere sistemi sanitari pubblici e comunitari forti e ben radicati sui territori quali strumenti indispensabili per prevenire, prepararsi e rispondere alle future minacce sanitarie garantendo così l’accesso equo e universale a un’assistenza di qualità”.

La richiesta è legata alla denuncia delle disuguaglianze, persistenti nonostante gli impegni del G20, assunti in particolare in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo ospitato a Roma il 30 e 31 ottobre 2021. Sebbene la dichiarazione dei leader impegnasse verso l’obiettivo dell’Oms si vaccinare il 70 per cento della popolazione mondiale entro metà 2022, calcola il Network, si prevede che saranno almeno cento i Paesi che non raggiungeranno questo traguardo.

Il quadro appare ancora piu’ chiaro guardando al dato dei Paesi meno sviluppati, in inglese “Least Developed Countries”: il mese scorso, dopo due anni di resistenze politico-diplomatiche a una sospensione dei brevetti sui sieri anti-Covid, la percentuale di persone completamente vaccinate era di appena il 19 per cento.

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