Cacciola (Ond): “Piano Marshall contro l’indebitamento delle famiglie”

NAPOLI – “Serve un Piano Marshall per arginare l’indebitamento delle famiglie italiane che preveda sul piano macroeconomico assunzioni con contratti stabili e la formazione, soprattutto di chi è uscito dal mercato del lavoro, e dall’altro lato maggiore flessibilità e tolleranza dei creditori nel mercato dei crediti deteriorati rivedendo anche le segnalazioni tra i cattivi pagatori generate nel periodo Covid. Occorre infine favorire gli accordi stragiudiziali per la rinegoziazione dei finanziamenti e quella dei mutui con periodi di rientro tra i dieci e i trent’anni”. Questa la proposta formulata dall’avvocato Francesco Cacciola, presidente dell’Ond (Osservatorio sul debito con banche e finanziarie), nel corso del webinar “Cresce l’indebitamento delle famiglie tra aumento dei prezzi e rischio speculazioni” promosso dall’Osservatorio in collaborazione con il Centro Studi sulla crisi economica delle famiglie italiane. “Gli italiani non riescono più a far fronte alle spese – ha proseguito l’avvocato Cacciola – il 19% ha difficoltà a pagare le rate di mutui e finanziamenti e il 3% non riesce più a pagarli. Il 65% degli stipendi è impegnato nel pagamento di finanziamenti e mutui e resta poco per sopravvivere”.

Sostenere le famiglie e le imprese è la priorità per Michela Rostan (Forza Italia), vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, che annuncia la richiesta al governo di una proroga dei termini della moratoria per i mutui e i prestiti personali: “è del tutto evidente che l’impatto della crisi legata alla pandemia e quello dell’aumento dei costi energetici ha segnato in modo profondamente diverso la vita degli italiani a seconda delle regioni di residenza. In poche parole c’è chi ha pagato la crisi più duramente degli altri. E non ci vogliono particolari studi statistici per accorgersi che il conto più salato è arrivato al Mezzogiorno. I numeri parlano chiaro. Se il reddito annuo medio nelle regioni del nord si aggira intorno ai 75mila euro per gli uomini e intorno ai 50mila per le donne, mentre nelle regioni del sud per gli uomini è di 35mila euro e per le donne di 25mila, saltano subito all’occhio due incredibili differenze: una territoriale e l’altra di genere. È allora evidente che affrontare la crisi per un nucleo familiare del nord è ben altra cosa rispetto a una famiglia del sud. Proprio per questo sto preparando la richiesta al governo di prevedere una proroga dei termini della moratoria per i mutui e i prestiti personali in modo da poter dare un po’ di ossigeno alle famiglie italiane”.

Tra le misure a maggiore impatto a sostegno delle famiglie il Reddito di cittadinanza come sottolineato da Alessandro Amitrano (Insieme per il futuro), segretario dell’ufficio di presidenza della Camera: “l’Inps ha illustrato anche altri dati: 1,5 milioni di famiglie e oltre 3,3 milioni di persone hanno percepito almeno una mensilità del Rdc nei primi 4 mesi nel 2022. Questi numeri sono la migliore risposta a chi, più che cinicamente, attacca il Reddito, infischiandosene di chi in questi ultimi, difficilissimi anni, è riuscito ad andare avanti grazie a questa misura di sostegno. Nel 2021 sono in condizione di povertà assoluta poco più di 1,9 milioni di famiglie e circa 5,6 milioni di individui.Alla luce di questi numeri, si comprende bene la strategicità di questa misura specie in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo. Tutto, però, può essere migliorato e io sostengo da tempo che occorre investire di più sulla formazione, sul matching domanda-offerta di lavoro e sulla modernizzazione dei Centri per l’impiego”.

Una proroga dei termini delle moratorie è auspicata dall’avvocato Elvira Carpentieri, presidente del Cscefi (Centro Studi sulla crisi economica delle famiglie italiane): “è una misura indispensabile per aiutare le famiglie oltre a quelle formulate in Parlamento per l’estensione delle possibilità di rateizzazione dei debiti. Quasi sempre si procede a pignorare stipendi o pensioni che sono già occupati da trattenute volontarie per coprire altri debiti. Contratti con banche e finanziarie per evitare ulteriori pignoramenti. Un circolo vizioso che si interrompe solo incentivando contratti di lavoro a tempo indeterminati, favorendo in particolare l’occupazione femminile e quella giovanile, oltre alla fruizione di servizi essenziali come quelli per l’infanzia e gli asili nido e quelli per le persone non autosufficienti. Avere uno stipendio non significa essere fuori pericolo dalla povertà assoluta e i dati lo dimostrano”.

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