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Carfora: “Così il Mezzogiorno rischia l’espulsione dal sistema degli aiuti”

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Sul nuovo Codice degli Incentivi Confimi Industria Campania esprime forte preoccupazione in un’Europa e in un mercato globale sempre più ostili alle Pmi

Il 21 novembre 2025 il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Codice degli Incentivi, la riforma che ridisegna integralmente il sistema degli aiuti alle imprese. Il provvedimento, proposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, entrerà in vigore il 1° gennaio 2026 e prevede un modello fortemente centralizzato: digitalizzazione totale delle procedure, introduzione di un bando-tipo nazionale, criteri uniformi di valutazione e un Tavolo permanente degli incentivi come unico centro di coordinamento.

«Secondo quanto dichiarato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il nuovo Codice introduce una riforma organica volta a razionalizzare e uniformare l’intero sistema dei sostegni alle imprese».

Sempre secondo il MIMIT: Digitalizzazione completa delle procedure, con piattaforme come Incentivi.gov.it e il Registro nazionale degli aiuti che centralizzano l’intero ciclo di programmazione, progettazione, attuazione e monitoraggio dei risultati; Bando-tipo nazionale, per uniformare requisiti, criteri e contenuti dei procedimenti su tutto il territorio; Tavolo permanente degli incentivi, luogo stabile di coordinamento tra Stato e Regioni; Standardizzazione dei criteri di valutazione, applicabili a tutte le imprese su base nazionale; Trasparenza e tracciabilità dei contributi, con l’obiettivo dichiarato di semplificare accesso, controllo e rendicontazione degli incentivi.

Questi elementi, così come presentati dal Ministero, costituiscono la base del nuovo sistema di incentivi, il cui impatto reale sulle imprese sarà monitorato nei prossimi mesi.

«La riforma – dichiara Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania – nasce con l’obiettivo dichiarato di semplificare, ma nella pratica rischia di produrre un ulteriore irrigidimento del sistema e un accentramento che potrebbe danneggiare irreversibilmente le PMI del Mezzogiorno.

Abbiamo già visto cosa significa concentrare tutto in un unico centro decisionale, come nel caso della ZES Unica, che ha generato ritardi, paralisi amministrative e un danno evidente per le imprese meridionali.»

Secondo Carfora, l’impatto reale sulle aziende del Sud potrebbe essere molto più pesante di quanto emerga dalle comunicazioni ufficiali:

«Le imprese del Mezzogiorno operano in un contesto fragile: infrastrutture insufficienti, servizi primari inadeguati, logistica debole, tempi amministrativi più lunghi, lunghissimi, in alcuni casi, biblici.

Imporre criteri standardizzati uguali per tutto il Paese significa ignorare queste condizioni e creare un sistema che premierà automaticamente chi parte avvantaggiato. E chi è avvantaggiato, purtroppo, non è il Sud».

Carfora evidenzia inoltre un elemento di scenario troppo spesso sottovalutato nel dibattito nazionale: «Il problema non è più soltanto il divario con il Nord Italia. Oggi il confronto reale si gioca con un’Europa dove alcune nazioni hanno costruito il proprio modello economico sul principio dell’alta finanza, favorendo fiscalmente e strategicamente le grandi multinazionali a scapito delle piccole e medie imprese, che rappresentano invece l’ossatura del sistema produttivo italiano».

Secondo il Presidente di Confimi Campania, la riforma rischia di amplificare queste disparità: «Se l’Italia si dota di un sistema di incentivi pensato su misura per chi è già forte, rischia di fare un doppio danno: penalizzare le Pmi italiane di fronte a colossi multinazionali sostenuti da regimi fiscali e strutture europee aggressive; annientare le PMI del Mezzogiorno, che non possono competere né con il Nord né con economie europee costruite per attrarre capitali e giganti industriali».

«Queste difficoltà – prosegue Carfora – si aggiungono a quelle determinate dalla concorrenza internazionale, già oggi del tutto sleale per le imprese italiane. In altri Paesi, infatti, le aziende beneficiano di vantaggi strutturali di cui le nostre non dispongono: una fiscalità più agevolata, costi della manodopera inferiori, una gestione valutaria più favorevole alle esportazioni e regole ambientali e sociali meno restrittive».

In un tale contesto globale, le PMI italiane, e soprattutto quelle del Mezzogiorno, partono già svantaggiate. Il nuovo Codice, con la sua forte centralizzazione e standardizzazione dei criteri di accesso agli incentivi, rischia di trasformare questa situazione in una vera e propria condanna: le imprese meridionali saranno ulteriormente escluse dai sostegni, e la loro competitività sarà compromessa ancor più gravemente».

«Va inoltre considerato un dato politico-economico drammatico: per ogni azienda italiana che chiude i battenti, un nuovo spazio commerciale più ampio si apre e che viene prontamente acquisito dalle multinazionali, consolidando la loro presenza sul mercato e riducendo ulteriormente lo spazio per le imprese locali, italiane e meridionali».

«Applicare criteri uguali in territori profondamente diversi – prosegue Carfora – significa lasciare indietro chi è più debole. Il Mezzogiorno rischia di non avere più accesso reale agli incentivi. Se si ignorano i gap territoriali, si costruisce un sistema che di fatto espelle il Sud dallo sviluppo, condannandolo a una marginalità economica definitiva.»

Le conseguenze potrebbero essere devastanti: minore accesso ai fondi, impossibilità di competere con cluster produttivi più forti, fuga di investimenti, indebolimento delle filiere locali, ulteriore perdita di posti di lavoro qualificati.

«È una prospettiva – osserva Carfora – che rischia di cancellare anni di sforzi, progetti e investimenti territoriali».

Carfora evidenzia anche la contraddizione politica: «Mentre si parla di autonomia differenziata e maggiore responsabilizzazione dei territori, sul fronte degli incentivi si procede nella direzione opposta: un accentramento totale che allontana lo Stato dalle imprese riduce la capacità dei territori di gestire le proprie necessità e crea un sistema uniforme che non rispecchia le diversità del Paese».

Un interrogativo necessario: semplificazione o riduzione degli incentivi? «Ci chiediamo – conclude Carfora – se questo accentramento sia davvero pensato per semplificare o se nasconda una volontà più sottile: ridurre la platea delle imprese che potranno accedere agli incentivi.

Se così fosse, a pagare il prezzo più alto sarebbe proprio il Mezzogiorno. Uno Stato che restringe gli strumenti di sostegno in un Paese così diseguale diventa inevitabilmente un ostacolo per chi produce valore, e non un alleato».

«Confimi Industria Campania chiede un confronto urgente affinché la riforma non si trasformi nell’ennesimo colpo mortale per l’intero sistema produttivo del Mezzogiorno».

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