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Carri armati a Kiev: a Ramstein gli alleati alla prova del nove

- 19/01/2023

Pressioni sulla Germania, che non vuole cedere i suoi Leopard 2

Roma, 19 gen. (askanews) – I ministri della Difesa e i vertici militari dei circa 50 Paesi che forniscono armi all’Ucraina si ritroveranno domani alla base di Ramstein, in Germania, per discutere sui prossimi aiuti a Kiev. Una riunione, quella del cosiddetto Gruppo di Contatto per la difesa dell’Ucraina, che sarà presieduta dal capo del Pentagono Lloyd Austin, che già oggi sarà ricevuto a Berlino dal nuovo omologo tedesco, Boris Pistorius. Nessun segreto sull’obiettivo reale dell’incontro bilaterale di oggi e della riunione di domani: convincere la Germania a cedere a Kiev i suoi carri armati Leopard 2, considerati al momento lo strumento militare più adatto per respingere l’attuale offensiva russa e un eventuale attacco su larga scala in primavera.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz è da giorni protagonista di un’ostinata resistenza alle pressioni, arrivate con grande insistensa soprattutto da Washington, per la consegna dei Leopard 2 all’Ucraina, che li richiede da tempo. Ancora nella serata di ieri, funzionari tedeschi citati dal Wall Street Journal hanno fatto sapere che la Germania non consentirà agli alleati di cedere i carri armati di fabbricazione tedesca, su cui Berlino mantiene la licenza di esportazione, a meno che gli Stati Uniti non decidano di fare lo stesso con i loro Abrams. Quanto basta per frenare “l’ottimismo” espresso quasi contemporaneamente da fonti del Pentagono sul buon esito dei colloqui tra Lloyd e Pistorius, oggi nella capitale tedesca, e nel corso della riunione del Gruppo di contatto di domani, la terza di questo genere dall’inizio del conflitto nel febbraio scorso.

Di certo, gli Stati Uniti e molti dei loro alleati occidentali non resteranno con le mani in mano e in attesa delle decisioni di Berlino, in un momento che a Washigton definiscono “cruciale”, hanno già lasciato trapelare la portata del loro nuovo impegno al fianco di Kiev. Gli Usa, secondo quanto anticipato alla Cnn da diverse fonti a conoscenza del dossier, sono pronti a finalizzare un anorme pacchetto di aiuti militari all’Ucraina per un totale di circa 2,5 miliardi di dollari. L’amministrazione di Joe Biden, aggiunge il New York Times, starebbe anche pensando di aiutare Kiev in vista di un’eventuale offensiva ucraina in Crimea, annessa illegalmente dalla Russia nel 2014.

Il nuovo pacchetto, che potrebbe ricevere ufficialmente il via libera entro il finse settimana, è uno dei più grandi annunciati dall’inizio della guerra lo scorso febbraio, secondo una fonte. Di certo, dei nuovi aiuti faranno parte, per la prima volta, i veicoli da combattimento Stryker, ma non i carri armati richiesti da Kiev. Includerebbe inoltre i veicoli da combattimento corazzati Bradley che, combinati con gli Strykers, rappresentano una significativa escalation nei veicoli corazzati che gli Stati Uniti hanno impegnato in Ucraina per la sua resistenza all’aggressione militare della Russia. Anche i veicoli antimine, noti come MRAP, sarebbero nella lista, così come ulteriori munizioni per i suoi sistemi di artiglieria e sistemi missilistici Himars.

A mettere pressione a Berlino ci sta pensando anche il governo di Rishi Sunak a Londra, in tandem con Varsavia. I ministri della Difesa di Regno Unito e Polonia incontreranno oggi i loro omologhi degli Stati baltici in Estonia. Ma ci sono segnali che le manovre di Londra stiano irritando Berlino. Una fonte del governo tedesco ha detto a Reuters che i britannici sembrano ignorare la recente decisione della Germania di fornire un sistema di difesa missilistica Patriot e 40 veicoli da combattimento Marder. Accusando il Regno Unito di agire in risposta a “pressioni politiche interne”, fonti governative hanno aggiunto che appoggiarsi agli alleati “non è stato utile”. “La consegna di carri armati all’Ucraina non è un tabù. Ma tali questioni continueranno a essere chiarite in ambito transatlantico”, hanno spiegato le stesse fonti, senza spingersi oltre.

In ogni caso, l’Ucraina riceverà nuovi aiuti dalla Svezia, pronta a inviare il sistema di artiglieria Archer, un cannone d’artiglieria semovente che spara munizioni da 155 mm, sviluppato dalla compagnia di Difesa svedese Bofors. Nella fornitura sono inclusi anche veicoli da combattimento 90 (CV90) e robot anticarro. “Il supporto militare è assolutamente cruciale”, ha afferma il primo ministro Ulf Kristersson. Quanto all’Italia, dovrebbe comunicare la composizione della sua sesta tranche di aiuti militari, di recente autorizzata dal Parlamento e finora tenuta riservata. La Polonia, invece, vede il suo livello di disponibilità all’assistenza militare a Kiev legato a doppio filo con Berlino. Il governo polacco vorrebbe agire rapidamente e consegnare i carri armati Leopard di fabbricazione tedesca in suo possesso. In un’intervista alla tv Polsat News, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha spiegato che “in questo caso l’approvazione” della Germania “è secondaria”. “Raggiungeremo rapidamente un accordo o faremo noi stessi la cosa giusta” consegnando i carri armati a Kiev, ha aggiunto. Non sarà facile, tanto più che una decisione unilaterale di Varsavia rischierebbe di irrigidire ulteriormente le posizioni, finendo per spaccare il fronte unitario dei sostenitori dell’Ucraina.

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