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Chef Rubio: ecco perché Gabriele Rubini non è solo un personaggio televisivo

MondoChef Rubio: ecco perché Gabriele Rubini non è solo un personaggio televisivo

RIMINI – La foto della sua faccia ridotta a una bistecca sta facendo il giro di web e social, ma non tutti conoscono il curriculum di Chef Rubio, anche per la pausa che si è preso da qualche anno dagli schermi. Il suo vero nome è Gabriele Rubini, nato a Frascati il 20 giugno 1982. C’è chi lo ricorda seduto nelle trattorie più note dai camionisti italiani, mentre gozzovigliava all’inverosimile tutto quello che gli veniva portato sulla tavola. Ha condotto infatti diversi programmi di cucina, tra cui “Unti e bisunti” e “Camionisti in trattoria“, Rubini è cuoco e personaggio televisivo. Ma i suoi 190 centrimetri di altezza ricordano anche il suo passato da rugbista professionista, con numerose partite giocate in nazionale, passato cui ha dovuto rinunciare nel 2011 a causa di una rottura del crociato.
Oggi nella sua biografia ufficiale si definisce “un cuoco non–convenzionale, indipendente, che per scelta non ha un suo ristorante ma è un insaziabile viaggiatore, oltre che un convinto attivista per i diritti umani e sostenitore della causa palestinese“. Ed sarebbe proprio quest’ultimo impegno a monte dell’aggressione di cui è stato vittima la scorsa notte.

chef-rubio-palestina

Lo pseudonimo “chef” se l’è guadagnato grazie al diploma conseguito all’Alma – Scuola Internazionale di Cucina italiana e all’esperienza lavorativa in diversi ristoranti, vissuta anche in Nuova Zelanda, ma Chef Rubio, per scelta, non ha mai avuto ristoranti suoi. E ancora: “Da sempre impegnato su più fronti nel promuovere la ‘buona cucina’ come paradigma di condivisione, benessere, integrazione, nutrimento culturale e recupero sociale specie per le realtà più in difficoltà (carceri, disabilità, cibocura, disturbi alimentari, sprechi alimentari…)- riferisce nella sua “Bio”- Rubio dal 2014 studia la Lingua dei Segni Italiana (LIS) presso l’ISSR (Istituto Statale Sordi di Roma)”. E ancora in curriculum: è stato chef ufficiale di Casa Italia alle Paralimpiadi di Rio e ‘ambassador’ della campagna per i diritti umani Write for Rights di Amnesty International. La sua avventura televisiva si conclude nel 2019, al termine delle riprese di ‘Alla ricerca del gusto perduto quando Chef Rubio decide di prendere una pausa dal grande schermo “per dedicarsi totalmente all’attivismo per i diritti umani e al sostegno della causa palestinese- riferisce la sua infine la biografia ufficiale- Da quel momento intraprende viaggi nella Striscia di Gaza e iniziative a supporto dei territori occupati”.

I PORTUALI DI GENOVA IN PRESIDIO PER CHEF RUBIO
Dopo la violenta aggressione subita, sono numerose le voci che si sono alzate in sua solidarietà: dai movimenti pro-Gaza al Partito comunista italiano e Rifondazione comunista. Tra i suoi solidali, anche il Calp, il Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova, che ha organizzato un presidio di protesta nel pomeriggio dalle 16,30 al Cap di via Albertazzi. “Ieri sera il nostro fratello Chef Rubio è stato aggredito e pestato a sangue da una squadraccia sionista che gli ha teso un agguato sotto casa- scrive il Calp in una nota – Lui è sempre stato dalla parte della resistenza del popolo palestinese senza se e senza ma e ne ha sempre pagato il prezzo”.  

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