La conclusione del mandato di Aldo Campagnola al Circolo Posillipo non assomiglia a una normale transizione di vertice.
A segnare la fine di questa fase è stata una presa di posizione chiara da parte dei soci: il rigetto di una visione che, nei fatti, puntava a ridefinire la natura stessa del Circolo, avvicinandolo a un modello selettivo, chiuso, riservato a pochi. Una prospettiva che si è rivelata sbagliata. Alla radice.
Il Posillipo, secondo quanto hanno raccontato alcuni soci, non è mai stato un “club privato” nel senso più ristretto del termine, né può esserlo. Non è un luogo pensato per l’esclusività, né uno spazio in cui le decisioni calano dall’alto e la partecipazione viene percepita come un intralcio.
Eppure, nel tempo, quella traiettoria è apparsa sempre più evidente: una progressiva riduzione degli spazi di confronto, un’organizzazione più verticale, un’idea di gestione che ha privilegiato le regole alla comunità.
Questo approccio ha avuto conseguenze tangibili. La base sociale si è sentita compressa, il dibattito interno si è raffreddato, molte energie si sono progressivamente allontanate.
Il richiamo costante a un concetto astratto di “eccellenza” ha finito per tradursi, nella pratica, in chiusura e distanza, piuttosto che in crescita condivisa.
Il Circolo Posillipo è molto più di una struttura sportiva: è un presidio civile e sociale della città di Napoli. Esiste e resiste proprio perché è attraversato da storie diverse, sensibilità differenti, passioni che convivono.
Tentare di piegarlo a logiche privatistiche, importando modelli estranei alla sua identità, ha rappresentato un errore sia strategico sia culturale. I soci ne hanno preso atto e hanno scelto di reagire.
La fine dell’era Campagnola, dunque, non coincide semplicemente con un cambio di guida. Segna il tramonto di un disegno più ampio, che non ha trovato consenso né radicamento. Ora si apre una fase nuova, che impone una direzione chiara: ricucire il rapporto con i soci, riaprire gli spazi di partecipazione, ricostruire fiducia.
Perché il Circolo Posillipo non è proprietà di chi lo amministra temporaneamente. È patrimonio di chi lo frequenta, lo anima e lo rende vivo ogni giorno.

