Cirino Pomicino dà lezioni di mediazione a Letta: “Da lui infantilismo negoziale, ha smarrito l’abc”

ROMA – La mediazione non si improvvisa. È l’essenza della politica. “Bisogna essere professionisti”, dice Paolo Cirino Pomicino, interpellato dall’agenzia Dire sulla difficile trattativa tra il Pd, Azione e Sinistra-Verdi. La Dc è stata una grande scuola di mediazione. E Cirino Pomicino, capo degli andreottiani, della mediazione ha fatto un’arte e uno stile di vita.

Nella Balena bianca, bisognava mediare a due livelli: prima tra le correnti, poi tra i partiti di maggioranza. “Noi eravamo persone serie e avevamo il proporzionale. Ognuno andava per sé e poi in Parlamento si ragionava. Perciò si chiama democrazia parlamentare…”, premette Pomicino. Ma al momento cruciale, come si fa la mediazione? Enrico Letta cosa sta sbagliando? “I fondamentali della politica insegnano che quando bisogna fare una trattativa non si tratta con uno per volta, perché ognuno prende la sua ‘foglia di carciofo’, e poi alla fine della giostra i conti non tornano. Letta ha dato il 30% dei collegi a Calenda, ora deve pensare a Bonelli e alla sinistra, poi c’è Di Maio… Alla fine penalizza i dirigenti del Pd, che sono tutti arrabbiati”.

“Sono imbarazzato a dire queste cose, perché è l’abc – rimarca l’ex ministro, deputato ed europarlamentare -, Letta pecca di infantislismo negoziale. Ha smarrito i banali fondamentali della politica”. Lei come avrebbe fatto? “Io avrei recepito le esigenze di ciascuno e poi avrei fatto una proposta complessiva all’interno della quale ciascuno avrebbe avuto un po’ meno di quello che chiedeva. Se ti vai a impiccare a una trattativa di uno contro uno, tutti prendono molto di più di quello che puoi garantire nella proposta complessiva. Lo capiscono anche i bambini”.

Ora il segretario dem come deve fare? Esercitare una mediazione attiva, rivendicando di essere il primo partito, o fare come Romano Prodi, suo maestro politico? Corrado Guzzanti, in una celebre parodia, rappresentava il Professore come un semaforo, imperturbabile alle minacce che arrivavano una volta dall’Udeur e un’altra da Rifondazione comunista. “In realtà – spiega Cirino Pomicino – Prodi non era affatto fermo. Esercitava piuttosto una mobilità da curato. Basta vedere quello che ha combinato con la dismissione del patrimonio manifatturiero italiano. Ma a parte questo è vero che il Pd è preda dell’egemonia di una nicchia di potere finanziario che fa capo al Mulino e ad ambienti intorno al Mulino”.

Ecco il consiglio di Cirino Pomicino al leader del Pd: “Ora Letta deve tentare di recuperare esercitando tutta la sua autorevolezza, se ce l’ha. Ma è un’impresa difficile”. Irrimediabile? “È un cane che si morde la coda, perché Calenda non fa altro che citare il patto firmato dallo stesso Letta. Un bel guaio…”. Gli effetti? “Una coalizione che non ti serve a vincere ma solo a combattere la campagna elettorale. E fossi in Letta starei attento, perchè così depotenzia il Pd e può anche perderlo. Insomma, un pasticcio. Noi eravamo un’altra pasta, professionisti della politica”.

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