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Cittadini e istituzioni insieme per un patrimonio vivo e condiviso

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All’Aquila la riunione nazionale delle Comunità Patrimoniali della Rete Faro:

Pla (Consiglio d’Europa): “La ‘Convenzione’ vent’anni dopo, è ancora uno strumento vivo”

Ventura (ICPI): “Il patrimonio immateriale vive nelle comunità”

Pavan-Woolfe (Europa Nostra): “Il patrimonio come ponte tra culture”

L’Aquila è tornata per un giorno capitale del dialogo europeo sul patrimonio culturale. Si è svolta infatti nel capoluogo abruzzese la riunione delle Comunità Patrimoniali della Rete Faro Italia, promossa dall’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, diretto dal professor Massimo Clemente, in collaborazione con la Direzione Cultura del Consiglio d’Europa e con il patrocinio del Comune dell’Aquila, nell’ambito del progetto PRIN PNRR M.A.C.IN.A.

Un’iniziativa che ha riunito rappresentanti istituzionali, ricercatori, esperti e cittadini attivi nella valorizzazione dei patrimoni culturali materiali e immateriali, per riflettere sul ruolo delle comunità nella tutela e nella gestione del patrimonio condiviso.

«La riunione della Rete Faro Italia nella città dell’Aquila – ha sottolineato Francesc Pla Direzione Cultura del Consiglio d’Europa responsabile della implementazione della Convenzione di Faro – è stata un’ottima occasione per ricordare quanto ancora oggi la Convenzione di Faro continui ad essere uno strumento estremamente efficace, anche a distanza di vent’anni dalla sua adozione».

Secondo Pla, le comunità patrimoniali svolgono un ruolo essenziale nella riscoperta di patrimoni spesso dimenticati e nel costruire visioni condivise per il loro futuro.

«L’obiettivo principale rimane quello di elaborare strategie innovative per coinvolgere i cittadini nelle decisioni che riguardano il patrimonio culturale – ha aggiunto Pla – creando piattaforme di dialogo tra cittadini, università e istituzioni per una governance sempre più democratica. È fondamentale valorizzare anche il patrimonio culturale intangibile, di cui l’Italia è straordinariamente ricca: in questo la Rete Faro Italia ha un ruolo cruciale».

Sulla stessa linea, Leandro Ventura, direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, ha ricordato come l’applicazione della Convenzione di Faro al patrimonio immateriale sia «non solo opportuna ma necessaria».

«Il patrimonio immateriale – ha spiegato Ventura – vive e si tramanda proprio nelle comunità di eredità. Esse possono salvaguardare e valorizzare le proprie tradizioni e conoscenze, ma le istituzioni devono accompagnarle, fornendo strumenti e formazione, così da accrescere la consapevolezza del valore culturale del loro patrimonio».

Secondo Luisella Pavan-Woolfe (Europa Nostra e associata del CNR-ITC), la Convenzione di Faro rappresenta «un punto di incontro tra patrimonio culturale e diritti culturali, riconosciuti come diritti fondamentali dell’essere umano».
Durante l’incontro all’Aquila è stato sottolineato come il patrimonio possa «favorire il dialogo, creare ponti e promuovere la conoscenza reciproca, elementi essenziali per una pacifica convivenza».

Pavan-Woolfe ha ricordato che «valorizzare oggetti, siti, tradizioni e costumi tramandati dal passato rafforza l’identità e la coesione sociale, ma memoria e identità non devono significare chiusura, bensì apertura e curiosità verso le altre culture».

La Rete Faro Italia, prima rete nazionale ispirata alla Convenzione nata nel 2019, opera proprio in questa direzione: «conservare e trasmettere una miriade di siti, monumenti, tradizioni orali e saperi artigianali alle generazioni future».

L’incontro all’Aquila ha confermato il valore della Rete Faro Italia come piattaforma di collaborazione tra cittadini, istituzioni e mondo della ricerca, in grado di tradurre i principi della Convenzione di Faro in azioni concrete di salvaguardia partecipata.

«Un modello di governance culturale che, attraverso progetti come M.A.C.IN.A. e il progetto di co-valorizzazione del Molo San Vincenzo nel porto storico di Napoli, si propone di mettere al centro la persona, la memoria collettiva e la sostenibilità, restituendo senso e futuro ai patrimoni che costruiscono l’identità delle comunità.

Il CNR – Istituto per le Tecnologie della Costruzione – sottolinea Massimo Clemente – porta avanti da tempo un impegno costante nella valorizzazione del patrimonio culturale, adottando un approccio transdisciplinare e orientato alla collaborazione tra istituzioni e comunità. Un percorso che continua e si rafforza anche attraverso iniziative come quella presentata oggi».

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