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Cnpr forum: “Emergenza abitativa, giovani e famiglie in difficoltà”

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Rotondi (FdI): “Priorità è manutenzione patrimonio immobiliare”

Zambito (PD): “Aumentare offerta alloggi a canone sostenibile”

Sala (FI): “Incentivare gli affitti a lungo termine”

Santillo (M5s): “Una famiglia su quattro che vive in affitto è in povertà assoluta”

«Quando si affronta il tema dell’emergenza abitativa, è necessario innanzitutto analizzare la situazione esistente. In Italia, a differenza di molti altri Paesi europei, il patrimonio edilizio non viene rinnovato con continuità, anche perché la proprietà è fortemente frammentata.

Un problema che non può essere risolto solo con interventi locali: serve una strategia nazionale e un’azione strutturata dello Stato. Prima ancora della questione delle locazioni difficili, c’è un nodo che riguarda l’urbanistica delle grandi città e la sicurezza degli edifici costruiti tra gli anni ’40 e ’60 con materiali spesso inadeguati.

Al di là del rischio sismico presente in alcune aree, si stanno verificando crolli che non possono essere attribuiti, come spesso si sostiene, a interventi recenti, ma che hanno cause strutturali profonde.

Il degrado del cemento armato è un tema serio: si stima una durata media di circa cento anni, ma in molti casi gli edifici hanno già superato i 70/80 anni.

Non possiamo permetterci di verificare sulla pelle delle persone se queste previsioni siano corrette. Occorre intervenire con responsabilità e visione, mettendo al centro la sicurezza e la riqualificazione del patrimonio edilizio».

Lo ha dichiarato Gianfranco Rotondi (FdI), vicepresidente della commissione Politiche dell’Unione Europea, nel corso del Cnpr forum “Emergenza abitativa: giovani e famiglie in difficoltà, sfide e soluzioni” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

«Il provvedimento più urgente è aumentare l’offerta di alloggi a canone sostenibile. Per farlo – sottolinea Ylenia Zambito (PD), segretario della commissione Lavoro del Senato – serve finanziare un piano pubblico strutturale.

I Comuni devono poter contare su risorse stabili ogni anno, senza dipendere dalle scelte della legge di bilancio del governo di turno. Per il Partito Democratico la casa è un diritto e non può essere lasciata alle sole dinamiche speculative del mercato.

È necessario recuperare le circa 100mila case popolari oggi inutilizzate perché bisognose di manutenzione, interventi che i Comuni non riescono a sostenere per mancanza di fondi, lasciandole così vuote.

Centomila abitazioni rappresentano un’enormità, equivalgono a un’intera città. Questa è l’urgenza principale. Occorre inoltre rilanciare l’edilizia residenziale pubblica e quella sociale, rendendo strutturali strumenti recentemente attivati come il PINQuA e assicurando quella continuità di programmazione indispensabile. Va infine rifinanziato il fondo per il sostegno all’affitto, che questo governo ha azzerato».

Sulla accessibilità degli affitti si è soffermato Fabrizio Sala, deputato di Forza Italia in Commissione Finanze della Camera: «Per rendere accessibile questo mercato occorre muoversi su due direttrici chiare e complementari.

La prima è incentivare gli affitti a lungo termine, intervenendo sulla semplificazione dei contratti senza aumentare la pressione fiscale. Le recenti manovre hanno inciso soprattutto sugli affitti brevi; anche su questo fronte è necessario riflettere, per favorire la liberazione di immobili e riportarli stabilmente sul mercato.

Dall’altra parte, dopo le distorsioni prodotte dal Bonus 110, bisogna puntare su una razionalizzazione degli strumenti e su incentivi mirati per recuperare gli immobili sfitti e rimetterli in circolo.

È fondamentale ampliare l’offerta: siamo di fronte al rischio di una vera esclusione sociale, con la possibilità di ghettizzare intere fasce della popolazione, come già accade a Milano, dove l’aumento dei canoni sta rendendo la città sempre meno accessibile ai ceti medio-bassi.

Alcuni quartieri degradati propongono affitti talvolta più contenuti, ma spesso in condizioni non accettabili, anche per carenze infrastrutturali, servizi insufficienti e problemi di mobilità urbana».

Secondo Agostino Santillo (M5s) vicepresidente della Commissione Ambiente e lavori pubblici a Montecitorio: «L’aumento dei canoni di locazione, soprattutto nelle grandi città, mette in grave difficoltà le famiglie, in particolare quelle più giovani.

Una famiglia su quattro che vive in affitto si trova in condizioni di povertà assoluta e il costo dell’abitazione assorbe in media il 44% dello stipendio di un operaio, con punte che nell’area di Milano raggiungono il 65%. È necessario innanzitutto censire gli alloggi e gli immobili pubblici e privati inutilizzati o abbandonati, valutando le cubature già disponibili che potrebbero essere destinate a uso abitativo.

Occorre aggiornare le liste d’attesa e rivedere le classi di priorità per tutelare i nuclei più fragili. Va rilanciata con decisione l’edilizia residenziale pubblica e quella sociale. È inoltre fondamentale garantire una casa a chi ne ha maggiore necessità, contrastando lo spopolamento delle aree interne e assicurando qualità dell’abitare attraverso servizi di prossimità, assistenza sanitaria, verde pubblico ed efficientamento energetico.

Piuttosto che destinare risorse agli armamenti, il Governo li metta nel contrasto al disagio abitato e questa maggioranza se vuole può passare ai fatti, votando la proposta di legge che stiamo discutendo alla Camera».

Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Massa Carrara: “Nelle grandi città i canoni di affitto aumentano mentre molti immobili restano inutilizzati, rendendo l’accesso alla casa sempre più difficile per famiglie e giovani.

L’emergenza abitativa incide su lavoro, studio e natalità, rischiando di trasformarsi in un fattore di esclusione sociale. Servono interventi strutturali per rendere il mercato più accessibile e stabile.

Tuttavia, dopo le riforme degli anni 60 e 70, il social housing non è più stato oggetto di una riforma organica: dall’ultima legge nazionale del 2001 il settore è stato affidato principalmente al mercato e a iniziative regionali o locali, senza una strategia complessiva e duratura”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Per rilanciare il mercato delle locazioni servono politiche di social housing che garantiscano abitazioni a prezzi sostenibili per chi ne ha bisogno.

Affidare tutto alle logiche di mercato ha portato a un aumento dei canoni e, in alcuni casi, alla sostituzione dell’affitto con opzioni più redditizie, senza alcuna regolazione. È quindi necessario un intervento pubblico che riequilibri il sistema e assicuri accessibilità e stabilità”.

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