Drink Kong, a Roma il ‘Miglior Bar d’Italia’ dove si assaggia il mondo

ROMA – I più scettici stenteranno a credere che il ‘Miglior Bar d’Italia’ sia a Roma e non a Milano. Citofonare ‘Drink Kong’ per testare con mano, ma soprattutto con occhi e palato, meriti e punti di forza del cocktail bar nostrano più noto nel mondo. Basta scorrere la classifica ‘World’s 50 Best Bar’ per trovarlo al 19esimo posto, in cima alla lista dei ‘competitor’ italiani. Al comando dietro al bancone c’è Patrick Pistolesi, romano verace che con disinvoltura racconta come suo padre sia tuttora incredulo che la gente entri nel suo bar: “Come va il bar, vengono le persone? E che fanno lì tutta la sera?”. Eppure il Drink Kong, per dovere di cronaca, va descritto per quello che è: eccellenza italiana nel mondo. E proprio il mondo, quasi tutto, è nella carta dei drink del locale, sedersi e ordinare è già di per sé un’esperienza. 

UN VIAGGIO DENTRO E FUORI AL BICCHIERE

‘Affidarsi’ è certamente la parola d’ordine per ogni tipo di cliente. Nella carta dei drink, tutta da sfogliare, viene infatti indicato solo il distillato di partenza, senza altri ingredienti. Da leggere sono invece le descrizioni che evocano scenari e suggestioni: scegliere è questione d’istinto, ispirazione e fiducia per i barman. Un viaggio dentro e fuori al bicchiere, perché l’atmosfera Drink Kong rimanda ai vicoli fumosi di una metropoli orientale, fatta di neon improvvisi miscelati al rigore dell’essenziale: c’è l’Oriente, che tiene insieme l’estetica minimal e rigorosa del Giappone e quella più calda e caotica della New York degli Anni 80 fino alla Londra dei giorni nostri, con la loro ineguagliabile carica di innovazione e di qualità dell’ospitalità. E se anche solo sedersi al bancone rappresenta un’esperienza, accomodarsi nella Japanese Room per partecipare a una degustazione diventa decisamente qualcosa da raccontare.

Japanese Room

CON YASUHIRO KAWAKUBO NUOVA STAGIONE DI EVENTI AL DRINK KONG

Ispirata agli ‘hidden bar’ di Tokyo e interamente costruita in legno di ciliegio, con grandi immagini di guerrieri giapponesi, la Japanese Room ospita un tavolo sociale riservato a un massimo di 10 commensali. È qui che Drink Kong accoglie il progetto di degustazioni ‘Ukiyo’, che in italiano significa ‘mondo galleggiante’, e dove Patrick Pistolesi (profondo conoscitore del Giappone e vincitore nel 2014 del Nikka Perfect Serve) accoglie gli ospiti della nuova stagione di eventi. Chi partecipa si trova a tu per tu con alcuni dei maestri assoluti della ‘Drink Culture’ mondiale, alla scoperta delle più virtuose sfumature della mixology. Il calendario, organizzato fino a dicembre, è già stato inaugurato con Yasuhiro Kawakubo, beverage manager del Bulgari Ginza Bar, arrivato per l’occasione direttamente da Tokyo. Un viaggio dal Tevere all’Oceano Pacifico in 4 cocktail abbinati alle ricette dello chef Drink Kong Francesco Coltella.

Yasuhiro Kawakubo

Pistolesi e Kawakubo hanno mescolato sapori, gradazioni alcoliche, storia e leggende che accomunano il cocktail bar più ‘japanese inspired’ di Roma e il locale targato Bulgari simbolo del lusso italiano a Tokyo. E se siamo qui a raccontare, evidentemente 4 drink in una sola serata non possono spaventare. Tutto è miscelato ad arte, in un gioco di alchimie, ricette, materie prime e spirits che si incontrano in maniera visionaria. I pochi commensali diventano così assaggiatori e spettatori di racconti, suggestioni e piccoli segreti del bartender di turno. Yasuhiro Kawakubo ha accolto il suo ‘pubblico’ con ‘This is not a japanese highball’, un cocktail dove lo sciroppo al frutto della passione Monin ha incontrato il whisky di malto Nikka Coffey con l’aggiunta di yogurt, orange e tonic; al secondo giro ecco il ‘Mammoni’: sciroppo al cocco Monin, vodka Nikka Coffey, amazake, ananas e lime; ‘It&It’ è il drink numero 3: Nikka Coffey Gin, vecchio Samperi, mandorla, ‘chocolate oil’ e sweet vermouth; Date-Otoko è il cocktail del saluto in cui lo shochu Aokage (tra i più antichi distillati giapponesi) si è miscelato al nostro Amaro Montenegro. Sandwich, spring roll, dumpling e pan brioche hanno accompagnato la degustazione creando il ponte perfetto tra le due capitali.
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