Ecco #mandaloaDiRE: le elezioni di Bologna in cinque domande

di Mattia Cecchini montaggio video di Davide Landi

BOLOGNA – La città descritta in tre parole e altre tre per indicare come dovrebbe essere o come la si vorrebbe. Poi, una cosa da salvare e una da cambiare assolutamente nei prossimi cinque anni. Infine, una proposta per rilanciare la città dopo il Covid e, immancabilmente, il pronostico su chi sarà il prossimo sindaco di Bologna. Cinque domande in tutto: cinque domande per “#mandaloaDiRE”, la nuova rubrica-format che l’Agenzia Dire avvia in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna.

Darà voce a bolognesi (e a chi vive e fa vivere la città) noti e non, chiamati a rispondere alle cinque domande per dare spunti e ‘letture’ sulla città e sui temi che stanno a cuore, e che possono diventare tracce per la politica che va a contendersi gli elettori. Si parte con l’imprenditrice e il rider, ma altri seguiranno nelle prossime settimane: l’autore-attore-affabulatore, l’editore, gli onnipresenti i politici e altri ancora… Ogni settimana nuove voci: interviste e video sul sito www.dire.it e sui notiziari della Dire.

VALENTINA MARCHESINI: “BISOGNA CAMBIARE MARCIA, GUARDARE COSA C’È LÀ FUORI”

Oggi “chiusa, isolata, confusa”. Domani, “aperta al mondo quindi più accogliente e internazionale. Più innovativa e più verde, quindi anche un po’ più pulita”. Per #mandaloaDiRE, Valentina Marchesini, direttrice Risorse umane Marchesini group, inquadra così la Bologna che si avvia al voto per scegliere il suo nuovo sindaco dopo 10 anni di amministrazione Merola. Cosa c’è allora da salvare e cosa da cambiare nei prossimi cinque anni? “Una cosa che salverei è la nostra voglia di vivere bene, il nostro saper stare insieme. Quello che cambierei: bisogna cambiare marcia, cambiare passo. Bisogna smettere di guardarsi al proprio interno e guardare un po’ più cosa c’è la fuori”, indica Marchesini.

E dunque cosa va fatto per rilanciare la città dopo il Covid? “Sicuramente è necessario fare un progetto a lungo termine. Dobbiamo smettere di pensare corto, dobbiamo pensare lontano, dobbiamo pensare a delle infrastrutture innovative, dobbiamo non dimenticarci che abbiamo un’impresa innovativa che vuole crescere con uno sguardo anche alla formazione”. Ma quale primo cittadino immagina Valentina Marchesini? “Auspico un sindaco viaggiatore, un sindaco che sa portare la città nel mondo, che porta il mondo qui. Un sindaco che coinvolge i cittadini, li ascolta e che sceglie che tipo di città vogliamo essere, che sappia valorizzare le eccellenze -e ce ne sono tante- e che sia duro contro le cose che non vanno. Non dobbiamo avere paura di dire cosa c’è che non va e di affrontarla e risolverla”.

FALCHI, IL RIDER: “LEPORE POTREBBE ANDARE, MAGARI CON ME ASSESSORE AL LAVORO”

di Maurizio Papa

Tommaso Falchi, il volto più noto dei riders bolognesi in mobilitazione permanente da tre anni, le idee sulle prossime elezioni amministrative come minimo ce le ha chiare: il nome su cui poter puntare come prossimo sindaco è quello del dem Matteo Lepore, “magari con me come assessore al Lavoro”. È una delle risposte con cui il 31enne portavoce di Riders Union, zaino da lavoro in spalla, dice la sua tramite la rubrica “#mandaloaDiRE” in vista del voto sotto le Due torri.

Tre parole per descrivere Bologna com’è oggi? “Bella, diseguale e inquinata”, afferma Falchi. Queste, invece, le tre parole con cui il rider disegna la città che vorrebbe: “Sostenibile, inclusiva e solidale”. Cosa salverebbe Falchi della Bologna attuale? “Senz’altro la cooperazione dal basso”. Sono “le diseguaglianze”, invece l’aspetto che Falchi vorrebbe fosse assolutamente superato nel prossimo mandato. Una proposta per rilanciare la città dopo il Covid? “Sicuramente- risponde il rider- sostegno al reddito diretto e indiretto, come prima cosa”. E infine, il prossimo sindaco: “Sicuramente dovrà essere coraggioso o coraggiosa e radicale. Diciamo che Lepore potrebbe andare. Magari con me assessore al Lavoro”, sogghigna Falchi dietro la mascherina.

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