Egitto, svolta su cittadinanza italiana a Zaki: pressing Pd, governo apre

ROMA – Svolta sulla cittadinanza italiana a Patrick Zaki, l’egiziano, studente a Bologna, oppositore del regime di Al Sisi. L’esecutivo guidato da Mario Draghi apre alla possibilità di avviare la procedura per il conferimento della cittadinanza al 29enne, detenuto al Cairo dal 7 febbraio 2020.

Nelle scorse ore, a quanto apprende l’agenzia Dire, il governo avrebbe mutato l’iniziale freddezza sullo strumento della cittadinanza. Decisivo il ‘pressing’ del Pd, condotto dai senatori Malpezzi e Verducci a Palazzo Madama e Quartapelle e Sensi alla Camera. Ma soprattutto ha pesato l’atteggiamento tenuto dai giudici del Cairo, da oltre un anno indisponibili nei confronti delle richieste che arrivano dalla famiglia di Zaki.

L’esito di questo nuovo atteggiamento è la mozione che il Partito democratico ha calendarizzato per il 13 aprile al Senato e che ha già presentato e chiederà di calendarizzare anche alla Camera, nel corso della prossima conferenza dei capigruppo. Il voto dei due rami del Parlamento sarà la premessa per l’iniziativa governativa. La cittadinanza a uno straniero può infatti essere concessa per meriti speciali dietro istanza del ministro dell’Interno, approvata in consiglio dei ministri. Questo è il primo passaggio. Sarà poi il Capo dello Stato a concederla in considerazione del fatto che la persona abbia reso “eminenti servizi all’Italia, oppure quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato”.

E’ questo il caso di Patrick Zaki. La mozione del Pd impegna il governo “ad intraprendere con urgenza tutte le dovute iniziative affinchè a Zaki sia riconosciuta la cittadinanza italiana ai sensi del comma 2, dell’articolo 9 della citata legge n. 91 del 1992”. Il governo deve poi “adoperarsi con maggiore vigore in tutte le sedi europee e internazionali perché l’Egitto provveda senza ulteriori indugi al rilascio di Patrick George Zaki”.

Per il governo si tratta, come detto, di una parziale correzione di linea. A quanto apprende l’agenzia Dire, prima dell’udienza in Corte d’Assise al Cairo del 5 aprile, nell’esecutivo prevaleva la linea di chi riteneva che convenisse tenere bassa la pressione sul governo egiziano proprio per tutelare il giovane. Questo su suggerimento degli apparati dello Stato e dei servizi che confidavano negli effetti di un’azione diplomatica indirizzata alla liberazione.

A mutare il quadro, secondo una ricostruzione fatta alla Dire da fonti qualificate, è stata, il 5 aprile scorso, la decisione dei giudici del Cairo di respingere la richiesta della famiglia che chiedeva la ricusazione dei giudici, e prorogava lo stato di detenzione di altri 45 giorni. La sentenza è stata letta come un segnale di sostanziale indisponibilità. Di qui l’apertura manifestata nei confronti della richiesta avanzata dai Dem.

Non a caso la mozione del Pd reca in calce le firme di rappresentanti di un vasto arco parlamentare, dalla Lega fino al M5s, a Leu e ovviamente al Pd. Zaki, in carcere dal 7 febbraio 2020, rischia una detenzione cautelare di due anni. E una pena fino a 25 anni. Il giovane è accusato di terrorismo e propaganda sovversiva contro il regime di Al Sisi per alcuni post facebook. Nel corso della detenzione, a detta dei legali della famiglia, ha subito torture fisiche e psicologiche.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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