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Elvis Presley e la figlia Lisa Marie morti d’infarto, il cardiologo: “La droga quadruplica i rischi”

- 13/01/2023

ROMA – Elvis Presley e sua figlia Lisa Marie Presley, un destino scritto nel cuore. Entrambi accomunati da problemi con la droga, entrambi deceduti per un infarto. Ma può esserci un legame tra l’infarto e l’assunzione di sostanze stupefacenti? “La droga quadruplica la percentuale di infarto nei soggetti sani che la assumono – risponde all’agenzia Dire il dottor Ivo Pulcini, specialista in cardiologia e medicina dello sport – soprattutto la cocaina, potentissimo vasocostrittore in grado di determinare uno spasmo alle coronarie che, se permanente, crea un trombo, un vero e proprio tappo che impedisce al sangue, quindi all’ossigeno, di alimentare questo muscolo prezioso che è il cuore. Quindi, tutto il cuore o parte di esso può subire un danno permanente o una necrosi, ovvero la morte del muscolo stesso”.

“Dipende da come si interviene – continua il cardiologo – e se le persone colpite da arresto cardiaco hanno la fortuna di trovare un defibrillatore a portata di mano o personale qualificato. Però, purtroppo, il caso della droga è strettamente legato agli stili di vita: le persone che abusano devono sapere che le conseguenze sono terribili”.

INFARTO E FAMILIARITÀ

Il dottor Pulcini spiega inoltre come nell’infarto, e questo avviene anche per le malattie cardiovascolari e nel diabete, ci possa essere una familiarità. “Ma non è obbligatorio – tiene a precisare – perché magari tre soggetti della stessa famiglia possono avere lo stesso destino e poi c’è qualcun altro che geneticamente è protetto o ha fatto prevenzione, che è la cosa principale. Molti di noi, infatti, stando bene non si preoccupano di fare un elettrocardiogramma o di sottoporsi a controlli che, invece, sono essenziali, soprattutto superati i 40 anni“.

LE CAUSE DELL’INFARTO

Lo specialista in cardiologia e medicina dello sport si sofferma, inoltre, sulle altre cause dell’infarto. “Sono tutte legate a un problema vascolare – informa Pulcini – e sono molteplici: ce l’hanno prevalentemente i diabetici, gli obesi, chi fa vita sedentaria, la cosiddetta ‘sindrome ipocinetica’ descritta da Kraus e Raab, e chi è predisposto geneticamente, ma da medico sportivo ritengo che la cosa principale sia la disidratazione. Bisogna bere anche quando non si ha sete”.

BERE ACQUA PER PREVENIRE L’INFARTO

“La disidratazione, purtroppo, viene sottovalutata – afferma il medico – perché il sangue è composto da una parte liquida e da una parte corpuscolata. Quest’ultima è fatta da globuli bianchi, globuli rossi e piastrine, il resto è acqua. Alla nascita, il bambino è composto al 90% di acqua, una persona di 110 anni ha una composizione corporea di acqua pari al 40-50%. L’infarto è sicuramente favorito dalla disidratazione“.

Perché gli ictus e gli incidenti vascolari avvengono alle tre di notte, o comunque nel periodo notturno? “Perché molte persone non bevono durate la notte. Invece – ammonisce Pulcini – bisognerebbe idratarsi abbastanza, si dovrebbero bere due litri di acqua durante il giorno“.

“Basta capire cosa è il sangue – dichiara ancora il cardiologo – perché se ho un olio troppo denso, è chiaro che creo fatica al motore. L’olio, invece, deve essere caldo e fluido. Se il sangue aumenta la parte corpuscolata, se il sangue si ispessisce, la circolazione si rallenta. Perché se dentro un tubo che porta l’acqua ci mettiamo della sabbia il flusso d’acqua tenderà a rallentarsi. Dunque – conclude Pulcini – più si beve, più il cuore fatica di meno a pompare il sangue e quindi è più difficile che avvenga un infarto”.

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