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Gaza, denunciato in Cile un cecchino israelo-ucraino

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ROMA – La giustizia del Cile ha accolto la denuncia penale presentata a carico di Rom Kovtun, un cittadino israelo-ucraino, accusato della presunta uccisione di diversi palestinesi nella Striscia di Gaza in qualità di cecchino dell’esercito israeliano, nel corso di uno degli assedi subiti dall’ospedale Al-Shifa. A presentare l’esposto alla VIII Corte di garanzia di Santiago del Cile è stato l’avvocato Pablo Andrés Araya Zacarías per conto della Hind Rajab Foundation (Hrf), organismo che lavora per assicurare giustizia alle vittime di Gaza. Come sostiene la Fondazione, Kovtun avrebbe “prestato servizio come cecchino nel 424° Battaglione ‘Shaked’ della Brigata Givati, operando sotto la 401a Brigata corazzata durante le operazioni su larga scala di Israele a Gaza. La documentazione descrive in dettaglio la sua presunta partecipazione all’assedio e alla distruzione dell’ospedale Al-Shifa tra marzo e aprile 2024, un’operazione che ha provocato la massiccia distruzione delle infrastrutture mediche e la morte di civili, tra cui pazienti e personale medici”.

Il legale della Hrf ha citato la legge cilena 20.357, che criminalizza il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra in conformità con lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale. Inoltre, l’avvocato ha presentato l’esposto sulla base della giurisdizione universale, riconosciuta dalla legislazione cilena e attivata sia per via della presenza fisica di Kovtun in Cile sia per il fatto che l’uomo non è stato perseguito dalla magistratura del suo Paese di appartenenza, Israele. Quest’ultimo giustificò l’assedio dell’ospedale con la presenza di cellule dei combattenti di Hamas nascosti nella struttura, insieme a depositi di armi, di cui però non risultò traccia. Secondo l’emittente Al Jazeera, è stato Kovtun stesso a diffondere sui suoi profili social post e foto che lo ritraggono in vacanza in Cile, permettendo così alla Fondazione di attivare la giurisdizione universale. Nella denuncia, la Hrf sostiene che Kovtun avrebbe “partecipato all’accerchiamento e al controllo militare del complesso ospedaliero; operato come parte delle postazioni di cecchini attorno alla struttura; contribuito a un incendio letale prolungato all’interno e nei pressi del perimetro dell’ospedale; preso parte a condizioni che hanno impedito l’evacuazione sicura dei civili; contribuito a creare circostanze che hanno portato a decessi causati dalla privazione di cibo, acqua, assistenza medica e accesso umanitario.

Dopo il ritiro delle forze israeliane- si legge ancora nel testo- i resoconti hanno documentato fosse comuni, distruzioni diffuse e gravi danni al più grande complesso medico di Gaza”. Dyab Abou Jahjah, direttore generale di Hrf, ha dichiarato: “Quando le prove indicano che un cecchino ha partecipato a un’operazione di tale portata, i tribunali nazionali non possono ignorarlo. La giurisdizione universale esiste per garantire che i crimini più gravi non passino inosservati semplicemente perché commessi all’estero”. La Hind Rajab Foundation è stata fondata in Belgio e prende il nome da Hind, la bambina di Gaza di cinque anni che trascorse ore nell’auto crivellata di colpi dell’esercito israeliano, circondata da sei familiari uccisi, prima di essere uccisa a sua volta. La telefonata d’aiuto che fece alla Mezzaluna rossa venne registrata e diffusa sui principali media internazionali, sollevando un’ondata di indignazione. Israele respinse ogni accusa, negando la presenza di forze armate in quella zona quel giorno. La vicenda, che risale a gennaio 2024, è raccontata anche nel film della regista tunisina Kaouther Ben Hania ‘The voice of Hind Rajab’, uscito a settembre scorso.

La denuncia presentata in Cile contro il presunto cecchino israeliano, scrive in conclusione la Fondazione, “rientra nella più ampia strategia globale della Hrf per garantire che le persone accusate in modo credibile dei più gravi crimini internazionali commessi durante il genocidio di Gaza siano chiamate a risponderne ovunque si rechino”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu – che è ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini commessi a Gaza – nega ogni tipo di collaborazione con la Fondazione, definendola un’entità istituita per “alimentare un’ondata globale di antisemitismo”, accuse mosse anche all’indirizzo della Corte penale. Ad oggi la Fondazione ha realizzato centinaia di inchieste e denunce che hanno prodotto “indagini ufficiali e un controllo legale in tutte le giurisdizioni di America Latina, Europa e Nord America”, sempre sulla base della giurisdizione universale. Queste azioni, secondo Hrf, insieme a numerose denunce alla Corte penale internazionale e alle procure nazionali in tutto il mondo, “mirano a smantellare la consolidata architettura dell’impunità israeliana”.
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