ROMA – “A Gaza non esistono luoghi sicuri e le difficoltà sono innumerevoli, dai bombardamenti al blocco all’ingresso di aiuti: i nostri programmi sono sanitari e da dieci mesi non riusciamo a far arrivare farmaci e attrezzature medico-sanitarie”.
Lo dichiara all’agenzia Dire Miriam Ambrosini, delegata Palestina, Iraq e Libano per Terre des Hommes, denunciando così il blocco alle forniture che Israele applica sull’enclave palestinese. L’organizzazione svizzera lavora in Palestina dal 2000, da 24 mesi la sua operatività è seriamente compromessa: “Il primo problema riguarda la sicurezza” continua Ambrosini, “come dimostrano le tante notizie di operatori umanitari colpiti, così come ospedali, scuole o sedi di tante ong, non da ultimo quella dei nostri partner”.
Quest’ultimo recente attacco ha coinvolto anche “i bambini che stavano svolgendo attività ricreative”. Così, continua Ambrosini, “il rischio è per chi opera e per chi riceve gli aiuti”. Seconda limitazione, “gli spostamenti continui delle persone, per via degli ordini di evacuazione o dei possibili bombardamenti.
Le persone cercano un rifugio il più sicuro possibile, fermo restando che nessun luogo è sicuro a Gaza. Questo vuol dire che è difficile dare un servizio continuativo alle persone; inoltre, i nostri stessi operatori locali hanno dovuto lasciare Gaza City, spostarsi innumerevoli volte, vivere in alloggi di fortuna, e loro stessi non hanno accesso al cibo tutti i giorni”.
Pertanto, riferisce la delegata di Terre des Hommes, “ciò che possiamo chiedergli di fare è veramente limitato: fanno del loro meglio in una situazione drammatica e circondati dalla perdita di famigliari e amici”.
Infine, osserva Ambrosini, “negli ultimi dieci mesi a Gaza non è entrato quasi nessun aiuto umanitario. L’ong partner con cui lavoriamo si arrangia con ciò che trova a prezzi spropositati, quindi le attività vanno avanti ma tra mille difficoltà”. E come non entrano beni “non entrano neanche le persone: vediamo operatori internazionali operare a Gaza per brevi periodi, a loro rischio e pericolo, ma gli accessi- conclude- sono limitati e si rischia di venire respinti”.
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