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Giappone allenta restrizioni a vendita armi all’estero

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Roma, 21 apr. (askanews) – Il governo giapponese ha deciso di allentare ulteriormente le restrizioni all’export di armamenti, consentendo la vendita all’estero di un numero maggiore di sistemi d’arma letali, segnando un ulteriore allontanamento dall’approccio rigorosamente pacifista dettato dalla costituzione del dopoguerra, mentre Tokyo si confronta con le crescenti minacce alla sicurezza regionale e con un ordine internazionale in rapido mutamento.

La decisione è stata assunta oggi a Tokyo in una riunione guidata dalla premier giapponese Sanae Takaichi e dai suoi principali ministri, che hanno di fatto rovesciato limiti storici alla vendita all’estero di armi prodotte in Giappone. La mossa arriva pochi giorni dopo la visita in Giappone di oltre 30 ambasciatori presso la Nato, organizzata per mostrare il rafforzamento dei legami tra Tokyo e l’Alleanza atlantica, e dopo la conclusione di un accordo da 6,5 miliardi di dollari per la fornitura di navi da guerra all’Australia.

In un messaggio pubblicato su X, Takaichi ha motivato il cambiamento con il peggioramento del quadro strategico. “Nell’ambiente di sicurezza sempre più difficile di oggi, nessun singolo Paese può ormai proteggere da solo la propria pace e la propria sicurezza”, ha scritto la premier, aggiungendo tuttavia che “non c’è assolutamente alcun cambiamento nel nostro impegno a mantenere il percorso e i principi fondamentali seguiti come nazione pacifica per oltre 80 anni dalla guerra”.

Secondo quanto riferito, le nuove regole permetteranno alle aziende della difesa giapponesi di esportare sistemi d’arma letali verso 17 Paesi. Questo aprirebbe, per esempio, alla fornitura di fregate avanzate alle Filippine o di sottomarini all’Indonesia. Resterebbe invece il divieto di trasferire armamenti letali a Paesi coinvolti in conflitti attivi, salvo una diversa valutazione dei vertici politici in nome della sicurezza nazionale.

La svolta si inserisce nella strategia di Takaichi, nota per le sue posizioni dure verso Pechino, di rafforzare l’industria della difesa giapponese e ampliare la rete di partner di sicurezza di Tokyo, anche alla luce dell’incertezza crescente sull’affidabilità degli Stati uniti. L’obiettivo, secondo la ricostruzione del quotidiano statunitense, è anche quello di rafforzare la deterrenza regionale mostrando a Cina, Corea del Nord e Russia che i Paesi democratici del Pacifico stanno costruendo una filiera globale degli armamenti.

I Paesi Nato hanno accolto con favore la decisione. Anita Nergaard, rappresentante permanente della Norvegia presso la Nato, che ha guidato la visita a Tokyo della delegazione dell’Alleanza la scorsa settimana, ha dichiarato che le modifiche consentiranno “una cooperazione molto più ampia nell’industria della difesa con il Giappone” e saranno “davvero preziose per noi, per l’Europa e per l’intera alleanza”. “Siamo esattamente al punto in cui dobbiamo trasformare questi impegni e questi finanziamenti in capacità concrete”, ha aggiunto.

Il cambio di linea avviene mentre le guerre in Iran e in Ucraina stanno mettendo sotto pressione le scorte di munizioni a livello globale e alimentano timori sulla vulnerabilità degli alleati degli Stati uniti. Gli esperti citati osservano che la decisione giapponese difficilmente contribuirà a colmare carenze nell’immediato, perché servirà tempo per aumentare la produzione, ma potrebbe rafforzare nel lungo periodo la disponibilità complessiva di armamenti.

La scelta giapponese rischia però di aggravare ulteriormente le tensioni con la Cina, che ha accusato Takaichi di voler resuscitare il militarismo dell’epoca della seconda guerra mondiale. Pechino, secondo la ricostruzione, avrebbe già adottato negli ultimi mesi una serie di ritorsioni economiche contro il Giappone per punire le dichiarazioni della premier, che ha affermato che Tokyo potrebbe intervenire militarmente in caso di attacco cinese a Taiwan.

Le tensioni si sono ulteriormente alzate dopo il passaggio, venerdì scorso, di una nave da guerra giapponese nello stretto di Taiwan. In risposta, domenica la Cina ha annunciato l’invio di proprie unita’ navali in un tratto di mare vicino al Giappone meridionale, presso la prefettura di Kagoshima. La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha invitato Tokyo ad “agire con prudenza nei settori militare e della sicurezza” e a “smettere di andare oltre lungo una strada sbagliata”.

Anche l’ambasciatore statunitense in Giappone, George Glass, ha sostenuto la svolta, scrivendo su X che il nuovo assetto contribuirà a rafforzare le capacità difensive degli alleati di Stati uniti e Giappone e ad “aprire la strada a un Indo-Pacifico più sicuro e stabile”.

Il Giappone ha già progressivamente ammorbidito negli ultimi anni le regole sull’export militare. Nel 2014 l’allora premier Shinzo Abe, mentore politico di Takaichi, modificò la normativa consentendo l’export di armamenti per iniziative di sicurezza internazionale, come le missioni di peacekeeping delle Nazioni unite, mettendo fine a un divieto quasi totale in vigore da circa mezzo secolo. Un ulteriore cambiamento arrivò nel 2023, quando Tokyo autorizzò la vendita agli Stati uniti di sistemi avanzati di difesa aerea prodotti su licenza, contribuendo a rafforzare le scorte americane nel contesto del sostegno a Kiev.

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