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Il corpo di Aldo Moro nella Renault 4: era il 9 maggio di 47 anni fa

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BOLOGNA – Era il 9 maggio 1978, esattamente 47 anni fa oggi, quando il corpo di Aldo Moro venne ritrovato in via Caetani a Roma chiuso dentro il portabagagli di una Renault 4 rossa. Ucciso dalle brigate rosse che lo avevano sequestro il 16 marzo dello stesso anno (in un agguato in via Fani in cui vennero uccisi i cinque uomini della scorta), il presidente della Dc era rimasto rapito quasi due mesi prima di essere ucciso. L’uccisione di Aldo Moro è stata uno spartiacque per la storia d’Italia e ancora oggi quelle immagini suscitano sgomento.

L’agenzia Ansa battè la notizia del ritrovamento di un corpo in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure alle 13.59 del 9 maggio. La conferma che si trattasse del corpo di Aldo Moro arrivò nel giro di un quarto d’ora. E la foto del suo cadavere chiuso nel bagagliaio della Renault (rubata sei mesi prima), scattata in esclusiva per l’Ansa dal fotografo Rolando Fava, fece il giro del mondo. In breve tempo una folla di gente accorse in via Caetani. Moro era stato ucciso quella stessa mattina, forse nel covo delle Br, forse davanti alla Renault. Le ultime perizie hanno sostenuto che sia stato colpito mentre era in piedi, forse guardando in faccia i suoi sicari. Le indagini e il processo hanno ricostruito che a sparare furono in due, Mario Moretti e Germano Maccari. Utilizzarono una pistola Walther PPK calibro 9 (che però si inceppò) e poi una Skorpion, con cui Maccari avrebbe finito il presidente della Dc. I colpi sono stati nove.

LA TELEFONATA

Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro avvenne perchè il brigatista Valerio Morucci chiamò l’assistente di Moro, Franco Tritto. “Sono delle Brigate Rosse, ha capito? Non posso stare molto al telefono”, le parole di Morucci. Che senza giri di parole dice a Tritto di andare a comunicare alla famiglia, “di persona”, dove trovare “il corpo di Aldo Moro”, dice ad un commosso Tritto. “Adempiamo ultime volontà del presidente comunicando famiglia dove trovare il suo corpo”, dice ancora Morucci.

LA PRIGIONIA

Durante i 55 giorni di prigionia, il presidente della Dc viene sottoposto a lunghi interrogatori da parte del brigatista Mario Moretti e per ogni argomento Moro scriveva di proprio pugno un ‘verbale’ sui fogli quadrettati riempiendo diversi blocchi. Questi documenti, scritti personalmente da Moro e poi dattiloscritti dalle BR durante la prigionia costituirono il cosiddetto Memoriale Moro. Per liberarlo, le Br chiesero la scarcerazione di alcuni ‘compagni’. Lo Stato non volle entrare in trattativa con i terroristi.

CHI ERA ALDO MORO

Nel mondo della politica Aldo Moro è stato tutto: accademico e giurista, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959) e presidente (1976). Fu più volte ministro; cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di centro-sinistra (1963/68), promuovendo nel periodo 1974/76, quella che era la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista.

ittorie, hanno più dilatato che illuminato una delle tante zone d’ombra della tragedia. Mario Moretti e Germano Maccari sono i soli a partecipare in via diretta all’esecuzione. Anna Laura Braghetti fa da “palo”, Prospero Gallinari rimane nel covo-prigione “ufficiale”, al primo piano dello stesso condominio di via Camillo Montalcini, 8. Moretti fa fuoco contro il presidente della Dc con, che però si inceppa dopo uno o due colpi. Allora Maccari gli passa lo con cui viene compiuta l’esecuzione. Se la ricostruzione fosse veritiera, a sparare sarebbe stato solo Moretti. Secondo altri “compagni”, Moretti si blocca per ragioni emotive. E Maccari finisce.
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