Il ministero del Mare? Giovannini lo boccia: “Non ci credo per niente”

GENOVA – La proposta dell’istituzione di un ministero del Mare, più volte caldeggiata da Lega e Fratelli d’Italia, non piace al ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, che boccia l’idea intervenendo stamattina a Genova all’inaugurazione della 62esima edizione del Salone nautico. “Non credo per niente all’istituzione di un ministero per il mare perché non serve solo l’economia del mare, che va coniugata con quella della terra- dice il ministro- non possiamo pensare solo a quello che accade sul mare o nei punti di approdo, ma dobbiamo legare tutta questa trasformazione a ciò che accade nelle città perché gran parte dei nostri porti sono nella città”. Giovannini cita due esempi per argomentare la sua tesi: “Genova , con l’investimento sul retroporto e sul traffico ferroviario del terzo valico e la riqualificazione urbana del Campasso. Il secondo esempio è Bari con il ridisegno del porto turistico al di fuori dell’area demaniale e doganale che consentirà il collegamento con la città vecchia”.

Per il ministro uscente, “un ministero del mare che non guardi alla connessione dell’economia della terra renderebbe questo settore molto meno integrato rispetto a quello che non solo merita, ma di cui abbiamo bisogno”. Secondo Giovannini, infatti, “la pianificazione delle infrastrutture portuali non può essere fatta non pensando alle infrastrutture retroportuali, ferroviarie e stradali, ma anche all’elettrificazione delle banchine che non può essere disgiunta da come tutto il sistema energetico funziona. Lavorare su tutta l’economia del mare è possibile anche con l’attuale assetto istituzionale”.

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TOTI: ‘NELLE INFRASTRUTTURE SONO ACCORPATE TROPPE RESPONSABILITÀ’

Sul tema, interpellato a margine della manifestazione dai cronisti, interviene anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. “In linea generale- dice il governatore- penso si debba uscire da quest’idea un po’ populista, un po’ pauperista, certamente poco efficace che meno poltrone ci sono, meglio la politica funziona. A forza di ridurre assessori comunali, assessori regionali e ministri, abbiamo accorpato in mostruosità sovietiche gigantesche che nessuno riesce a gestire per dimensioni”.

Toti, in ogni caso, ricorda che “la divisione dei ministeri la deciderà il prossimo presidente del Consiglio con il presidente della Repubblica e le sue forze politiche”. Però, aggiunge, “il ministero delle Infrastrutture e trasporti o della mobilità sostenibile, così come è stato oggi costruito, ha accorpato tantissime responsabilità in un gigante che talvolta ha fatto sinergia, talvolta si è perso un po’ nei corridoi. Dopodiché, il ragionamento di un mare separato dalla terra capisco possa generare qualche perplessità e bisognerà ragionarci: forse converrà spacchettare quel ministero in altro modo”.

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