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Il politologo André Régis: “Il progetto Lula resta da decifrare”

- 25/11/2022

(di Joao Vitor Rodrigues Marcelo)

SAN PAOLO (BRASILE) – La squadra che dovrà portare al governo di transizione del presidente eletto Luís Inácio Lula da Silva è quasi pronta. Dei 33 gruppi tecnici previsti, solo tre devono essere ancora definiti. Alla squadra della transizione si sono aggiunti nuovi nomi, fra questi l’economista del Partido dos Trabalhadores (Pt) Márcio Pochmann, ex presidente dell’Instituto de Pesquisa Econômica Aplicada (Ipea), e gli ex ministri Patrus Ananias e Mauro Borges Lemos, pure del Pt. I due hanno fatto parte sia dei governi Lula che della presidente che lo aveva succeduto, Dilma Rousseff.
I 30 gruppi tecnici che sono stati costituiti hanno già iniziato i loro lavori. Non ancora annunciata la composizione di quelli relativi a “centro di governo”, “intelligence strategica” e “difesa”.

IL CONFRONTO CON IL 2002

In un’intervista con l’agenzia Dire, il professore di Scienze politiche dell’Universidade Federal de Pernambuco (Ufpe) André Régis analizza la squadra di governo di transizione formata finora. Secondo l’esperto, l’attuale composizione dei gruppi tecnici non permette di comprendere quale sarà la configurazione dell’esecutivo a guida Lula, il cui mandato inizierà il primo gennaio 2023. “Il punto è che manca un po’ l’anima tecnica di questo governo” spiega Régis. “In sintesi è impossibile capire quali saranno i contenuti dell’amministrazione Lula. Molti dei nomi indicati provengono da formazioni alleate che non sono state elette lo scorso ottobre”.
Secondo il docente, l’attuale scenario è molto diverso da quello che Lula dovette affrontare quando formò il suo primo governo, nel 2002. “La fase di transizione dal governo dell’allora presidente ex Fernando Henrique Cardoso è stata più centrata su questioni tecniche” prosegue Régis. “In quell’occasione ci fu un passaggio di consegne lineare da una squadra economica guidata da Pedro Malan a una gestita da Antonio Palocci”.

IL RICORSO DEL PARTITO DI BOLSONARO

Il nodo centrale resta però il diverso comportamento fra l’ex presidente di allora, appunto Cardoso, e quello di adesso, il Jair Bolsonaro uscito sconfitto dalle urne. Il professore è dell’idea che Bolsonaro segua lo stesso copione dell’ex presidente americano Donald Trump, tanto nelle intuizioni indovinate quanto negli errori. “Bolsonaro potrebbe essere il leader dell’opposizione, perché è stato il vincitore del primo turno delle elezioni, vista la maggioranza ottenuta al Senato e alla Camera dal suo partito”, afferma Régis, che prosegue: “Il capo di Stato uscente può aver pensato di attendere quattro anni, mettere insieme le forze e fare ritorno sulla scena politica per le prossime elezioni”.
Quanto a Cardoso, invece, il docente evidenzia che l’ex presidente aveva altri piani per il proprio futuro politico. “Non a caso c’era stata una transizione molto pulita, tecnica. Palocci addirittura, assunse l’incarico di ministro delle Finanze mantenendo dirigenti del precedente governo”. Tutto il contrario, secondo Régis, dell’incertezza continua che si osserva adesso: “Da parte di Bolsonaro non c’è neanche la volontà di comportarsi come uno statista, come invece volle Cardoso trasferendo senza intoppi il potere a Lula”.
Questa settimana il partito del capo dello Stato uscente, il Partido Liberal (Pl), ha presentato una richiesta di verifica straordinaria del risultato del ballottaggio dello scorso 30 ottobre al Tribunal Superior Eleitoral (Tse). Senza presentare prove di frodi, il Pl chiede che siano annullati i voti di 250mila macchine elettorali elettroniche. La formazione politica di Bolsonaro ha consegnato al Tse un rapporto messo a punto da un’azienda di consulenza privata, nel quale si afferma che le urne anteriori alla tipologia impiegata dal 2020, circa il 60% del totale utilizzato nelle elezioni, hanno un numero progressivo univoco, quando, a parere della società di consulenza, dovrebbero presentare un numero personalizzato, perché solo allora, dice il rapporto, sarebbe possibile effettuare un audit. Per Régis, l’argomento presentato da Bolsonaro e dal suo partito non ha alcun senso. “Una cosa interessante è che queste urne di cui viene messa in dubbio la funzionalità sono state utilizzate per la vittoria di Bolsonaro nel 2018″ sottolinea il professore. “Quindi è strano mettere in discussione urne che già sono state testate e che hanno portato l’ex capo dello Stato alla presidenza”.

“CONTENZIOSO IN MALAFEDE”

Il massimo giudice del Tse, Alexandre de Moraes, ha negato la richiesta di verifica straordinaria. Secondo il magistrato, il Pl non ha presentato indizi di frode che giustifichino un nuovo esame dei voti delle urne elettroniche. Moraes ha anche condannato la coalizione per la campagna di rielezione di Bolsonaro a pagare una multa di quasi 22 milioni di reais, quasi quattro milioni di euro, per “contenzioso in malafede”. Con questa formula si indica una richiesta di attivazione di una procedura giudiziaria condotta in modo irresponsabile.

COM BASE NO GOVERNO DE TRANSIÇÃO AINDA NÃO DÁ PRA SABER COMO SERÁ A COMPOSIÇÃO DO GOVERNO LULA”, AFIRMA PROFESSOR DE CIÊNCIAS POLÍTICAS

SAO PAULO DO BRASIL – O governo de transição de Luís Inácio Lula da Silva já está quase todo formado. Dos 33 grupos técnicos, só falta fechar a composição de três.A equipe de transição ganhou novos nomes, entre eles o economista Márcio Pochmann, do PT, ex-presidente do Ipea, e os ex-ministro Patrus Ananias, do PT, e Mauro Borges Lemos. Os dois participaram dos governos Lula e Dilma.Trinta grupos técnicos estão formados e começaram os trabalhos. Três ainda não foram anunciados: Centro de Governo, Inteligência Estratégica e Defesa.
Em entrevista à Agência Dire, o professor de Ciências Políticas da Universidade Federal de Pernambuco (UFPE) André Régis, analisou a composição do governo de transição e avalia que ainda não dá para dizer como será a configuração do novo governo que se inicia no dia 1º de Janeiro de 2023. “O que está acontecendo é que não há nada técnico envolvendo a equipe de transição. Em resumo, não dá para saber nada do que virá o governo Lula pela transição montada até agora. Muitos nomes indicados são de aliados que não conseguiram se eleger neste último pleito”, afirma André Régis O professor ainda comenta que a situação atual é muito diferente da enfrentada por Lula em seu primeiro governo de transição, em 2002. “O que está acontecendo agora nessa transição é muito diferente da transição ocorrida do governo Fernando Henrique Cardoso para o primeiro governo Lula. Naquela oportunidade, a transição, continua a leggere sul sito di riferimento