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Imprese, a giugno crescita settore terziario italiano si smorza (Pmi 52,1)

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Il settore appare stabile ma cauto

A giugno, l’espansione nel settore dei servizi in Italia è proseguita, ma con una certa diminuzione, secondo l’analisi realizzata tra i dirigenti degli acquisti. L’indice Pmi (Purchasing managers index) è sceso a 52,1, rispetto al 53,2 di maggio, che era stato il valore più alto negli ultimi dodici mesi, rimanendo comunque oltre il livello neutro di 50, secondo quanto riportato da S&P Global.

L’indagine indica che le imprese del settore servizi in Italia guardano al futuro con ottimismo, mostrando una maggiore fiducia e un tasso di assunzioni che non si vedeva da un anno. Tuttavia, l’alta spesa per salari, insieme all’aumento dei costi energetici e delle materie prime, ha fatto mantenere storicamente elevati i costi operativi. Nonostante l’aumento della pressione sui costi, a giugno le imprese si sono dimostrate meno propense ad alzare i prezzi per i clienti.

“Sebbene la frenata possa suscitare preoccupazioni, le tendenze sottostanti indicano un settore supportato da una domanda nazionale robusta e da un ottimismo cauto”, commenta Nils Müller, economista junior della Hamburg Commercial Bank, citato nel comunicato di S&P.

“L’ottimismo è ancora sotto la media storica a causa delle incertezze geopolitiche ed economiche durature. La debolezza risiede nel commercio estero. L’intensificarsi della pressione sui costi è alimentata dall’aumento dei salari, dei prezzi e delle materie prime. Nonostante ciò, le imprese hanno contenuto l’aumento dei prezzi di vendita, che sono cresciuti in modo più moderato. Questo suggerisce una strategia di equilibrio, ovvero tutelare i margini senza allontanare i consumatori sensibili ai prezzi. Guardando ai mesi a venire, il settore dei servizi italiano sembra stabile, ma con prudenza”.

Ciro Di Pietro

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