La Corte Suprema Usa cancella la sentenza sul diritto all’aborto

ROMA – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la storica sentenza ‘Roe vs. Wade’, con cui nel 1973 la stessa Corte aveva legalizzato l’aborto negli Usa. I singoli Stati americani saranno quindi ora liberi di applicare le loro leggi in materia.

OBAMA: “ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI MILIONI DI AMERICANI”

L’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha commentato su Twitter la decisione del massimo organo giuridico americano: “Oggi, la Corte Suprema non solo ha rovesciato quasi 50 anni di precedenti, ma ha relegato la più intensamente personale delle decisioni che una persona possa prendere ai capricci di politici e ideologi, attaccando le libetà essenziali di milioni di americani”.

Today, the Supreme Court not only reversed nearly 50 years of precedent, it relegated the most intensely personal decision someone can make to the whims of politicians and ideologues—attacking the essential freedoms of millions of Americans.— Barack Obama (@BarackObama) June 24, 2022

ASSOCIAZIONE COSCIONI: “DECISIONE ATTESA MA GRAVISSIMA”

“Una decisione attesa ma gravissima per la salute riproduttiva delle donne e soprattutto per il principio di uguaglianza dei diritti”. Ha risposto così la vicesegretaria dell’Associazione Luca Coscioni, la ginecologa Mirella Parachini, anche membro di ‘Amica – Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto’, interpellata dalla Dire in merito alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. “Per noi è davvero incredibile che ci possano essere politiche differenti nei vari Stati con una larga maggioranza di politiche restrittive che penalizzano le donne che vivono negli Stati che limitano l’accesso all’aborto – prosegue Parachini -. E questo soprattutto va a discapito dei ceti meno abbienti, delle donne di colore e di quelle che hanno meno accesso alla contraccezione”.

Ora, secondo la ginecologa, alcuni segnali provenienti da “forze sovraniste ultraconservatrici anche in Europa, basti pensare all’Ungheria e alla Polonia, rischiano di seguire questa ingiusta decisione. Questo – sottolinea Parachini – significa che la battaglia per il diritto all’aborto non è mai conclusa”. Parachini per oltre 40 anni è stata anche la compagna dello storico leader dei Radicali, Marco Pannella. Come avrebbe commentato questa notizia? “Credo che non si sarebbe di certo scoraggiato di fronte alla necessità di andare avanti nella difesa dei diritti acquisiti”, ha risposto alla Dire.

IL PD: “GIORNATA BRUTTISSIMA”

“Oggi è una giornata bruttissima. Avevamo sempre pensato che i diritti delle donne potessero progredire e invece purtroppo non è così. I diritti delle donne non sono garantiti per sempre”. Così la deputata Lia Quartapelle, interpellata dalla Dire, commenta la notizia dell’annullamento, da parte della Corte Suprema statunitense, della sentenza che da 50 anni garantisce alle donne americane il diritto ad abortire. “Questo però – aggiunge la responsabile Esteri dem – non ci toglie la voglia di combattere, dagli Stati Uniti all’Afghanistan, anzi la rafforza”.

“La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di oggi ci riporta direttamente al secolo scorso. Un giorno triste per tutti. Soprattutto per tutte le donne. È grave che ci sia qualcuno in Italia che sta esultando per una decisione che fa perdere tutele e diritti alle donne. Ed è ancora più triste che sia un uomo a dire cosa è giusto per le donne”. Così la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi.

RADICALI: “SENTENZA CHOC”

“I diritti che sembrano acquisiti possono essere sottratti alle persone da un momento all’altro. Lo dimostra la decisione della Corte suprema che ha ribaltato la storica sentenza Roe Vs Wade, che da quasi 50 anni garantiva a livello federale l’accesso all’aborto negli Stati Uniti”. Così in una nota Giulia Crivellini, tesoriera di Radicali Italiani e promotrice della campagna Libera di Abortire.

“Per questo – aggiunge Crivellini – anche in Italia è così importante continuare a difendere il diritto all’aborto. Nel nostro Paese la legge 194 tutela l’autodeterminazione delle donne che, però, viene continuamente erosa dalle percentuali altissime di obiettori di coscienza e da numerose giunte regionali, come quelle di Marche e Abruzzo, che sfruttano le zone grigie della legge per impedire nei fatti l’accesso all’aborto rifutandosi, ad esempio, di seguire le nuove linee di indirizzo ministeriali sull’aborto farmacologico”.

“L’accesso all’interruzione di gravidanza – spiega l’esponente dei Radicali -, anche a causa della poca informazione al riguardo, si può trasformare in un vero e proprio percorso ad ostacoli. A tal punto che il Comitato europeo dei diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa, ha recentemente denunciato i gravi difetti del sistema italiano in tema di diritto all’aborto: il ministero della Salute da diversi anni non fornisce, neanche su richiesta, i dati aggiornati sulle violazioni dei diritti riproduttivi, sugli aborti clandestini e sulle conseguenze dell’aumento degli obiettori. Mentre attendiamo dalle nostre istituzioni segnali chiari a tutela delle donne, continuiamo a batterci perché la 194 sia rispettata e migliorata anche in nome e in solidarietà delle donne americane”, conclude.
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