La linea dura di Kiko: “Controlleremo il green pass a ogni dipendente”

ROMA – Mancano meno di 48 ore al via all’obbligo di green pass per tutti i lavoratori. Mentre il mondo del lavoro e della politica si interrogano sulla tenuta del sistema dei tamponi e c’è chi minaccia scioperi e blocchi come i portuali di Trieste, c’è chi si prepara ad una applicazione della norma ancor più rigida di quella prevista dal Governo. L’amministratore delegato dell’azienda di cosmetici Kiko, Cristina Scocchia, su La7 ha spiegato la posizione del suo gruppo, in cui il 15% circa dei dipendenti non si è ancora vaccinato: “Siamo per una applicazione seria e rigorosa del green pass. Io come datore di lavoro ho il dovere di garantire la salute e la sicurezza di tutti i miei dipendenti, vaccinati e non. Il modo migliore è applicare le regole del green pass senza tentennamenti, ritardi né sconti. Da venerdì tutti i 2.500 dipendenti dovranno presentare il green pass: non faremo controlli a campione ma puntuali, chi non ha il green pass dovrà tornare a casa e verrà sospeso dallo stipendio, come previsto dal decreto”.

Scocchia ha aggiunto: “È ovvio che, soprattutto nei primi giorni, ci saranno delle difficoltà, ma il decreto è entrato in vigore il 21 settembre e ci sono state tre settimane per organizzarci, che in un momento pandemico sono sufficienti. Gestiremo le problematiche con pragmatismo e buon senso ma senza fare sconti, perché la corretta applicazione del green pass è fondamentale per uscire dalla pandemia. Andremo avanti per questa strada nonostante le difficoltà”.

Secondo l’ad di Kiko, l’ipotesi che siano i datori di lavoro a pagare, in parte o del tutto, il costo dei test per i lavoratori, come ha annunciato ad esempio NaturaSì, non è da prendere in considerazione. “Non siamo dell’idea di pagare i tamponi, non ne facciamo una questione economica ma di principio. Noi siamo a favore del green pass perché siamo a favore della vaccinazione, è ovvio che nel nostro Paese, dato che non c’è l’obbligo vaccinale, tutti devono essere liberi di non vaccinarsi se non vogliono. Ma riteniamo giusto che chi decide di non farlo debba pagare le spese di questa decisione e non debba essere né l’azienda né la collettività ad assumersi questo costo”, ha concluso Scocchia.

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