La riforma dello sport rischia di far saltare il mondo dei dilettanti

Giovanni Malagò, Gabriele Gravina, Cosimo Sibilia, Demetrio Albertini, Claudio Durigon e Marcello Mirenna, hanno partecipato all’evento trasmesso da Class Cnbc e in streaming sui siti di ItaliaOggi e di Milano Finanza

La riforma dello sport rischia di far saltare lo sport dilettantistico italiano. Le associazioni sono già allo stremo e i nuovi costi per il settore potrebbero portare alla chiusura della maggior parte di esse.

L’impatto economico delle nuove misure è di 2 miliardi quando l’ex ministro Spadafora ha stanziato un contributo di 50 milioni per il settore. Sono già in cantiere delle modifiche al testo che quindi, a meno di un mese dall’approvazione, ha già la certezza di essere modificato.

Emerge però una buona notizia: è scongiurato, infatti, il rischio di vedere gli atleti italiani senza bandiera tricolore e inno nazionale alle prossime olimpiadi; l’autonomia del Coni è quindi in salvo.

Questa una parte del pensiero di Giovanni Malagò, presidente del Coni e di Gabriele Gravina, presidente della Figc, espresso durante l’evento “La riforma dell’ordinamento sportivo”, trasmesso da Class Cnbc (canale 507 di Sky) e in streaming sui siti di ItaliaOggi e di Milano Finanza.

Presenti all’evento, tra gli altri, anche il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli Marcello Minenna, il sottosegretario al ministero dell’economia Claudio Durigon, il presidente della Lega nazionale dilettanti Cosimo Sibilia e l’ex calciatore nonché ex vicepresidente della Figc Demetrio Albertini.
“L’autonomia del Coni è salvaguardata e quindi non c’è più nessun rischio di vedere i nostri atleti senza bandiera tricolore e inno nazionale alle prossime olimpiadi”, ha detto Malagò.

“Più problematico invece il discorso sulla riforma dello sport. Molti attori del settore non hanno accolto di buon occhio alcune novità e già si parla di correttivi che sicuramente saranno adottati, un paradosso se si pensa che la riforma è stata approvata meno di un mese fa”.

Giudizio simile da parte di Gravina: “Il mio giudizio sulla riforma, attesa 40 anni visto che la legge 91 è del 1981, è stato critico durante la sua gestazione ed è rimasto critico anche dopo le modifiche e la successiva approvazione, perché affronta la materia senza la necessaria organicità, ma soprattutto perché lascia senza paracadute un mondo, quello dell’associazionismo e del volontariato sportivo, che rischia così di chiudere i battenti”.

Ancor più duro invece il commento di Sibilia: “la riforma mette a rischio la sostenibilità economica dello sport dilettantistico italiano. Siamo stati contrari fin dal principio e ancora oggi cerchiamo di far capire che senza i dovuti correttivi l’intero comparto rischia di saltare”.

Perplessità invece, ma anche giudizi positivi per alcune misure, arriva da Albertini: “la riforma garantirà maggiori tutele ai lavoratori sportivi e questo è un bene. Di certo è necessario fare una riflessione sullo sport e sulla sostenibilità economica degli interventi. Non tutti possono essere professionisti, di certo tutti devono essere tutelati”.

All’incontro hanno partecipato anche il commercialista toscano Simone Boschi (esperto in Sport management e Terzo Settore e delegato della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili) e l’avvocato napoletano Raffale Rigitano (vicepresidente dell’Aiacs Assoagenti e consulente di agenti e calciatori).

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