La storia delle ‘farfalle’ Mirabal, ecco perché il 25 novembre si celebra la Giornata contro la violenza sulle donne

ROMA – “Il 25 novembre si celebra la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne ma in pochi sanno che l’Onu nel 1999 ha scelto questa data perché, nel 1960, in Repubblica Domenicana fu il giorno in cui vennero uccise Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal per aver combattuto il regime autoritario di Rafael Trujillo. Una giornata che ci rende ancora più orgogliosi di queste tre sorelle coraggiose”. Con queste parole Mirtha Racelis Mella, la presidentessa di Promuovere RD, introduce la conferenza “25 Novembre, una storia da ricordare”, evento organizzato presso la sala Laudato Si in Campidoglio da L’associazione Promuovere Rd, che dal 2015 si occupa di tenere vivo in Italia il ricordo delle Sorelle Mirabal con incontri e dibattiti. Una storia che si svolge negli anni della dittatura di Rafael Trujillo, al potere dal 1930 al 1961 che, continua Mella, “fu terribile: oltre a corruzione, nepotismo e repressione sistematica di ogni oppositore, favorì anche la violenza di genere”.

La stessa Minerva Mirabal, appartenente a una famiglia altolocata e donna di grande bellezza, fu vittima diretta delle molestie del leader dominicano, che si infatuò di lei. Ma più lei lo rifiutava più diventava “un’ossessione per Trujillo, che arrivò a incarcerare il padre”, dice Mella. Minerva non si piegò mai a quelle avances e combatté ogni altro abuso. Con il marito Manolo Tavárez Justo, fondò il gruppo rivoluzionario ’14 de Junio’ e con le sorelle cercò di porre fine alla dittatura. Il nome in codice scelto dalle donne per svolgere le loro attività clandestine fu “mariposas”, in italiano “farfalle”, e il loro ruolo fu così decisivo che un giorno il leader arrivò a dichiarare pubblicamente: “Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal. Va risolto”.

Dopo quel discorso, il 25 novembre del 1960, tre delle quattro sorelle Mirabal morirono e la ricostruzione degli eventi dimostrò che Trujillo aveva progettato tutto: uomini armati picchiarono e uccisero le tre donne a sangue freddo lungo un’isolata strada di montagna, simulando poi un incidente automobilistico. Un assassinio che, dice ancora Mella, “provocò un’enorme indignazione nel Paese, risvegliò le coscienze della popolazione e accelerò la fine della dittatura, che cadde di lì a pochi mesi con la condanna a morte di Trujillo”.

Adela, nota col diminutivo di Dedè, la quarta sorella Mirabal, sopravvisse all’attentato e dedicò il resto della sua vita a proseguire il lavoro delle sorelle e a promuovere la giustizia e i valori democratici. “Il mio Paese quest’anno ha registrato 76 casi di femminicidio: la violenza contro le donne è una pandemia mondiale” avverte nel corso del suo intervento Emilio Montalvo, ambasciatore della Repubblica Dominicana presso la Santa Sede, che aggiunge: “Prendere coscienza del problema è il primo passo. Servono nuove leggi ma anche coscienza sul ruolo della donna nella società, del lavoro che svolge, della questione della differenza salariale e in generale dell’indipendenza economica rispetto agli uomini”.

Citando Papa Francesco, il diplomatico ricorda che le donne spesso “sono in ombra”. Ecco perché la storia delle “mariposas” è importante: “sono simbolo della dignità della donna e dell’impegno per la democrazia”. Tony Raful, ambasciatore della Repubblica Dominicana in Italia, afferma: “Trujillo è stato definito il dittatore più sanguinario dell’America Latina. In trentuno anni al potere represse le libertà e i diritti delle persone e le sorelle Mirabal simbolizzarono la luce della resistenza. La loro lotta ispirò il sacrificio di tante donne domenicane ma anche dell’America Latina e dei Caraibi”, continua Raful, evidenziando che “quella luce è la stessa che brillò in Europa grazie a chi combatté i regimi anti-democratici durante la seconda Guerra mondiale e che oggi deve ancora brillare, anche in Europa, contro chi minaccia la democrazia e le libertà”.

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