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Le sorelle investite dal treno non avevano assunto alcol o droghe. La sindaca: “Nessun rispetto per Giulia e Alessia”

- 13/01/2023

RIMINI – Era da poco insediata come sindaco a Riccione, in provincia di Rimini, Daniela Angelini, quando una terribile fatalità, il 31 luglio, portò via alla stazione le vite di Giulia e Alessia Pisano. La Procura di Rimini ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto contro ignoti ed è emerso che le due sorelle non avevano fatto uso di alcol o droghe.

Così la prima cittadina in una lettera aperta lamenta la mancanza sui social network del “necessario silenzio e rispetto di vittime e famiglie”. A lei stessa è capitato d’altronde, l’altra sera durante un incontro in biblioteca, rivela, di “dovere chiedere a un signore il favore di portare rispetto a Giulia, Alessia e ai parenti”. Rispetto, continua, che “sarebbe dovuto significare silenzio, soprattutto nei momenti successivi all’incidente”. Così come “evitare illazioni” e “ricostruzioni fantasiose”, dal presunto tentato suicidio al presunto stato di alterazione delle due vittime. “E anche evitare la colpevolizzazione dei genitori“.

Invece, stigmatizza la sindaco, “a migliaia sono voluti salire sulla cattedra dei social network, volendo impartire lezioni di morale”. L’amministrazione è stata costretta, in quei giorni di lutto, a bloccare i commenti sulla pagina Facebook Città di Riccione, “violentata da parole vergognose, irresponsabili e false”. E ha dovuto “persino assistere”, nelle ore successive, alle “migliaia di persone” che commentavano la notizia del blocco dei commenti. “Un delirio collettivo che aveva assunto le sembianze mediatiche di un inarrestabile fiume in piena”.

La Riccione “vera”, invece, ha saputo abbracciare la famiglia Pisano e “rispettarne un dolore che, pur essendo madre, non riesco neppure a immaginare“, sottolinea Angelini. E ora “conforta tantissimo” la verità giudiziaria, anche se “non sarebbe cambiato nulla, il vuoto lasciato dalla loro perdita sarebbe stato comunque incolmabile, però credo che questa verità fosse dovuta alla famiglia, innanzitutto“.

E confortano soprattutto le parole di papà Vittorio Pisano, conclude Angelini riportandole: “Vorrei che da questa disgrazia, da questa immensa perdita, si potessero trarre nuove energie per plasmarla in amore puro. Affinché da questo vuoto, da questa banalizzazione del male, dal cinismo della disperazione, possa nascere e crescere rigoglioso l’amore verso il prossimo; uno spirito nuovo che possa infondere nella comunità speranza e fiducia. Perché le bimbe, le mie bimbe, le nostre bimbe, i nostri angeli, non siano arrivati in cielo invano”.

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