Letta ‘scavalcato’ da Meloni, futura leader del Pci (Partito conservatori italiani)

ROMA – Strano gioco del destino, che a volte dal passato ripesca sigle legate ad una storia e adesso le mette in campo per un progetto politico di senso opposto. Così alle prossime politiche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, potrebbe mettere in campo il suo Partito dei Conservatori Italiani, Pci appunto. In Parlamento qualcuno, a sinistra, già scherza: “Il segretario Dem, Enrico Letta, ha detto che andrà al governo solo se il Pd vincerà… Ecco, se non ce la farà si potrà consolare pensando che a Palazzo Chigi ci sarà la leader del Pci”.

Scherzi a parte, nella vita parlamentare ci sono dei segnali che vanno colti, che spiegano quello che sarà. L’illuminazione è arrivata ieri alla Camera con l’elezione di Stefania Craxi, figlia di Bettino, alla presidenza della Commissione Esteri, facendo fuori il candidato del M5S, che catturò la ventata populista antipartitica e antiparlamentare sulla scia delle inchieste giudiziarie di ‘mani pulite’, di cui proprio Bettino Craxi fu indicato come ‘colpevole maximo’. Quella stagione segnò la fine della Prima Repubblica dei partiti che si trasformò nella Seconda dei leader commercial-televisivi. È durata fino a ieri, con il destino che ha voluto fosse proprio il nome di Craxi a segnarne la conclusione.

“Da mani pulite a mani libere dei partiti” scherza un parlamentare che ne ha viste tante: “Certo, adesso ci sono le amministrative a giugno, ma bisognerà aspettare il 24 settembre 2022 quando i parlamentari matureranno in modo ufficiale l’agognato vitalizio. A quel punto tutti i partiti, tutti, si metteranno al lavoro per cambiare la legge elettorale che sarà proporzionale con uno sbarramento al 4-5%. E così tornerà la libera Repubblica dei partiti spazzando via l’inconcludente e pericoloso populismo alla Grillo”.

Il ragionamento che sta dietro non sembra fare una piega: il Centrodestra unito è una finzione; il campo largo di Letta ormai è un campetto di calciotto Dem. Tutti hanno interesse a tenersi le mani libere per fare una campagna elettorale all’arrembaggio senza impelagarsi nella ricerca di impossibili candidati unitari da decidere col bilancino, bilancino che non esiste più perché già adesso il peso politico dei principali partiti è cambiato. “Quindi meglio che ognuno corra da solo – sottolinea il parlamentare di lungo corso- Salvini e Ronzulli potranno mettere insieme i candidati di Lega e Forza Italia per cercare di frenare l’avanzata dei Fratelli d’Italia. Dall’altra parte Letta potrà giocarsi in pieno la carta del Pd unico partito responsabile, senza l’imbarazzo di ritrovarsi, sigh, con candidati alleati filo Putin, anti Usa e anti tutto. Dopo il voto, misurati i consensi, si apriranno i giochi parlamentari per trovare l’alleanza di Governo. Qualcuno già parla di una maggioranza destra-sinistra con Fratelli d’Italia e quel che resterà del M5S all’opposizione? “Mi vien da ridere – commenta un Fratel d’Italia- come è successo con i ‘grillini’ se alla fine Meloni si ritroverà leader del primo partito italiano il Capo dello Stato non potrà che prenderne atto e assegnarle l’incarico, alla faccia di chi oggi preso dalla disperazione sta tramando sottobanco”. Parole al vento? Meglio affidarsi al grande saggio Stanislaw Jerzy Lec: “Non credete alle favole, erano vere!”.

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