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L’inflazione da record tiene la Bce sotto pressione sui tassi

- 31/10/2022

Visco avverte: devono continuare a salire
Roma, 31 ott. (askanews) – Con l’inflazione dell’eurozona che continua ad alzare l’asticella del record – a ottobre il caro vita medio nell’area ha raggiunto il 10,7%, mentre in Italia galoppa al 12,8% – la Banca centrale europea resta orientata a proseguire la sua energica manovra di aumenti dei tassi di interesse. E gli sviluppi più recenti non fanno presagire cambi di rotta. Anzi, intervenendo oggi alla giornata mondiale del risparmio, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco ha lanciato chiari segnali rialzisti. L’aumento deve proseguire, ha detto, perché i tassi non sono ancora a livelli “coerenti” con l’obiettivo di far tornare l’inflazione al 2%. La Bce, peraltro, si è appena mossa sui tassi, con un nuovo aumento da 75 punti base, giovedì scorso, che ha portato il principale riferimento sul costo del denaro dell’eurozona ai massimi da 13 anni, al 2%. E già in quella occasione, anche la presidente Christine Lagarde aveva chiarito che non era finita. Ora però, le decisioni più imminenti sui tassi sono innanzitutto da parte della Federal Reserve americana, mercoledì 2 novembre alle 19 italiane, a conclusione della due giorni di riunione del Fomc, il direttorio di politica monetaria. Anche in questo caso è atteso un nuovo rialzo da 75 punti base. Il giorno successivo toccherà alla Banca d’Inghilterra. E dopo le turbolenze causate nelle scorse settimane dalle mosse avventate del governo di brevissima durata guidato da Liz Truss, poi dimessasi a stretto giro dopo il suo ministro delle Finanze, Kwasi Kwarteng, che aveva scatenato allarmi e fughe dai titoli di Stato Gb con propositi di massicci tagli alle tasse in deficit, ora la Banca centrale britannica potrebbe decidere un intervento anche molto aggressivo. Tenuto presente che ha dovuto prestarsi a acquisti di emergenza di Gilt che stridevano con la stretta monetaria che aveva precedentemente avviato. Tornando all’eurozona l’unico fattore che potrebbe frenare la corsa rialzista sui tassi della Bce è un deterioramento dell’economia, talmente pesante da avere effetti deprimenti anche sugli aggregati di domanda. Ma al momento, seppure smorzata, la crescita economica prosegue. Assieme alla stima preliminare sull’inflazione di ottobre, oggi Eurostat ha pubblicato un primo consuntivo del Pil dell’eurozona sul terzo trimestre, secondo cui la crescita ha segnato un rallentamento ma è proseguita con un più 0,2% rispetto al secondo trimestre. Nel confronto su base annua il tasso di espansione si è più che dimezzato al più 2,1%, a fronte del più 4,3% del secondo trimestre del 2022. Ma ancora non è certificata nei dati quella recessione che molti temono. Alla Bce “il rialzo dei tassi ufficiali dovrà proseguire per attenuare il rischio che il persistere di un’elevata inflazione causata dal susseguirsi di shock di offerta si trasli sulle aspettative di famiglie e imprese, alimentando la dinamica dei prezzi e determinando aumenti più forti delle retribuzioni – ha detto oggi Visco all’evento organizzato dall’Acri a Roma -. Consapevoli dei rischi per la stabilità finanziaria e delle implicazioni per lo stesso mantenimento della stabilità dei prezzi, nel caso in cui si dovesse verificare un più grave, inatteso, peggioramento della congiuntura, si può certo discutere del ritmo al quale far salire i tassi ufficiali, ma ritengo che non si debbano avere dubbi sulla direzione intrapresa, né sul fatto che il loro livello non sia ancora coerente” con il target di inflazione. Secondo il governatore di Bankitalia, che come tutti i suoi pari dell’area euro siede nel Consiglio direttivo della Bce “il ritmo di incremento dei tassi e il loro punto di arrivo non possono essere predeterminati sulla base di proiezioni o scenari precostituiti, che in questa fase hanno una natura puramente indicativa”. “L’elevata incertezza richiede di procedere in modo graduale. Non va sottovalutato il pericolo che il deterioramento delle prospettive economiche si riveli peggiore del previsto, rendendo sproporzionato un passo eccessivamente rapido nella normalizzazione dei tassi ufficiali”. E’ un rischio, ha detto il governatore, ma lo è anche quello “di lasciare che l’inflazione resti eccessivamente alta per troppo tempo”. Un ulteriore elemento di problematicità nell’eurozona è il continuo aumentare dell’inflazione di fondo, l’indice dei prezzi depurato da energia, alimentari e altre voci volatili che hanno alimentato la galoppata generale. A ottobre questo aggregato ha raggiunto il più 5% su base annua, dal 4,8% di settembre. La prossima riunione operativa sui tassi della Bce è calendarizzata per il 15 dicembre. In quella occasione verranno pubblicate anche le previsioni aggiornate su crescita economica e inflazione. Secondo un analista di Ig Italia verrà deciso un ulteriore aumento da 75 punti base e non è da escludere un maxi rialzo da 1 intero punto percentuale (100 punti base). Gli analisti di Ing, invece, propendono di più per un aumento da 50 punti base dati i crescenti rischi di recessione nell’area, anche se non ancora certificati dal Pil. Anche gli esperti di Algebris ritengono più plausibile un aumento da 50 punti base. Prima di allora, il 23 novembre si sarà potuto verificare il primo impatto di una manovra non meno aggressiva operata dall’istituzione sui rifinanziamenti di lungo termine ultra agevolati (Tltro III), che erano stati erogati alle banche negli scorsi anni di crisi. La Bce ha deciso di alzare drasticamente i tassi su queste operazioni a partire da quella data. E contestualmente ha aperto una finestra di fuga per le banche che volessero restituire anticipatamente i fondi. Considerato che su questo canale sono stati mobilitati circa 2.000 miliardi di dollari, verificare gli sviluppi di questo provvedimento potrebbe essere un fattore rilevante per le successive decisioni. continua a leggere sul sito di riferimento