Morassut (Pd): “Noi difenderemo il Pnrr e i deboli, la destra sfascia Roma e l’Italia”

ROMA – “Perché votare Pd? Perché il voto al Partito democratico garantisce un rapporto solido con l’Europa in un momento importante, quello del programma nazionale di ripresa e resilienza, che non può essere interrotto e che è destinato a sostenere lo sviluppo delle infrastrutture, dei servizi sociali, la digitalizzazione e l’ambiente. Inoltre perché nel nostro programma ci sono proposte a difesa delle fasce più deboli in un momento in cui le emergenze varie, presenti e passate, stanno colpendo le imprese e le famiglie”. Inizia così l’intervista che Roberto Morassut, storico esponente della sinistra romana, già assessore capitolino all’Urbanistica della giunte Veltroni, parlamentare uscente e ora candidato alla Camera nel collegio Roma 04, ha concesso oggi all’agenzia Dire. Con lui abbiamo parlato delle differenze tra le idee del Pd e quelle della destra ed el M5s. Ma poi anche di Roma. Morassut ha attribuito proprio alla destra, e al famoso ‘Patto della pajata’ del 2010, la colpa dei mali attuali della Capitale.

“È la prima volta che l’Europa mette in campo risorse così importanti- ha ricordato Morassut- Noi le abbiamo conquistate, circa 330 miliardi in 6 anni, e ora le dobbiamo usare. Questo rapporto è garantito dal Pd che è stato protagonista di quella stagione. La destra, invece, ha detto che vuole rivedere il Pnrr, senza sapere che è un programma molto complesso che ha al suo interno meccanismi di correzione ma che, però, non si può stravolgere, perché questo vorrebbe dire l’interruzione delle rate e la perdita di decine e decine di miliardi. Ha detto, poi, che vuole fare da sola, che l’Italia deve fare da sola, prendendo a modello uno dei regimi peggiori in Europa, quello di Orban, dove vengono colpiti diritti e libertà, tanto è vero che l’Ungheria rischia di perdere risorse per certe condizioni di mancato rispetto dei diritti umani. Infine nel programma della destra c’è l’intenzione di cambiare regime fiscale con la flat tax, una ‘tassa piatta’ che ha un regime uguale per tutti al 15%, ma che comporterà una minore entrata di 80 miliardi nell’erario dello Stato. Dove troveranno questi soldi? Non l’hanno detto ma saranno compressi i servizi essenziali come sanità e scuola, che diventeranno più inefficienti, a tutto discapito delle fasce popolari. E’ una destra di classe che va contro l’Europa e quindi contro gli interessi dell’Italia”.

Ecco il passaggio di Morassut sul Movimento 5 Stelle: “Conte – ha ricordato – lo abbiamo definito un uomo dell’area progressista. E’ successo quando eravamo al Governo insieme e c’era una coerenza di programma. Poi, caduto il Governo, ha cambiato linea e si è riposizionato su posizioni di populismo moderato e ha inseguito linee di opportunismo politico, rispolverando lo stile dei 5 stelle ‘ante’. Così ha svolto la campagna elettorale, con programmi e proposte irrealizzabili che cercano di incantare le folle. Questo- ha aggiunto- mi fa ricalibrare il giudizio su di lui: è persona per bene, che però prima ha fatto un Governo con Salvini firmando i decreti sicurezza, poi uno con il Pd e poi ha rotto l’alleanza con il Pd, in Sicilia. Di progressista ha poco. Cerca un’affermazione di partito da spendere poi a seconda di come vanno le cose. Per questo noi diciamo di dare un voto utile, a sinistra, sapendo che poi resta a sinistra”.

Poi Morassut ha parlato molto di Roma. “Gualtieri- ha esordito- ha iniziato la sua corsa in piedi, sui pedali, e in salita per recuperare una situazione di grande difficoltà, con poche forze, un numero ridotto di dirigenti e un approccio della struttura amministrativa tesa al non fare, perché disabituata nei precedenti 5 anni. Adesso si sta lavorando a nuovi obiettivi: c’è il Giubileo, l’Expo 2030 e la risoluzione dell’emergenza rifiuti con un sistema di impianti pubblici che possa consentire a Roma lo smaltimento e di non essere più la città cenerentola d’Italia e d’Europa”.

L’esponente dem ha continuato: “Ricordate, invece, il famoso patto della pajata? Quell’imbarazzante scenografia, davanti al Parlamento, con cucine da campo allestite dai militanti lega che servivano pajata romana ai rappresentanti del Governo a suggellare un patto politico. Dietro c’era altro. Da un lato l’allora sindaco di destra, Gianni Alemanno, otteneva una frase in Costituzione, che Roma era Capitale della Repubblica. Una cosa importante ma solo formale. Ma dall’altra quel Governo di destra demolì la legge 396 del 1990, la cosiddetta ‘legge Roma Capitale’, che stabiliva l’erogazione di 100 miliardi di lire, poi divenuti 100 milioni di euro annuali, per sostenere un programma per la Capitale indirizzato al risanamento delle periferie, alla valorizzazione dei beni cultuali e alla realizzazione di infrastrutture. Da allora, era il 2010, Roma ha iniziato la sua caduta verticale – ha spiegato il deputato del Pd – Di questo sono responsabili i partiti di destra e il M5s, che non ha mai riproposto questa tematica”.

“Per quanto riguarda me, nella mia esperienza parlamentare mi sono concentrato soprattutto sui temi dell’ambiente e delle opere pubbliche. Ma poi ho seguito anche Roma con l’iter della legge speciale. Se sarò eletto seguirò con attenzione i temi del mio collegio elettorale, come è giusto che sia visto che sono espressione di un certo territorio. Ma mi auguro anche che Roma avrà presto maggiori poteri amministrativi e prerogative legislative per essere equiparata ad una Regione, e per questo serve una riforma costituzionale. Deve recuperare il sostegno finanziario dello Stato interrotto, appunto, dal governo di destra Berlusconi-Bossi- An e dalla giunta di Alemanno. Così Roma potrà anche potenziare il decentramento. Sono stato io il primo firmatario della prima legge in tal senso, nel 2013, ma poi il Governo Prodi cadde. Una responsabilità della destra e del M5s”.

Infine un passaggio sui dem e uno sui giovani. Nel Pd, ha chiarito Morassut, “un problema c’è. La destra ha vinto le elezioni del 1994, 2001 e 2008 ma ogni volta le sue coalizioni sono crollate ed esplose. In quelle occasioni ci siamo ritrovati di fronte all’esigenza di fare Governi per risolvere le emergenze, visto che l’Italia si è trovata più volte sull’orlo del burrone, con conti che rischiavano di saltare e spread continua a leggere sul sito di riferimento

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