ROMA – Ledy Ordonez è detenuta in un centro in Texas da oltre dieci mesi. Suo figlio Alonzo, due anni, cittadino americano, vive con un amico di famiglia. Non sono parenti. Si prendono cura di lui per farle un favore. Il caso di Ordonez non è un’eccezione. Secondo una nuova analisi della Brookings Institution ripresa dal New York Times, oltre 100.000 bambini sono stati separati dai genitori dall’inizio della stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. Circa tre quarti di loro sono cittadini statunitensi. In numeri assoluti: almeno 145.000 bambini nati in America hanno avuto un genitore arrestato e avviato all’espulsione. La stima più alta arriva a 175.000.Sono cifre che superano di molto quelle della politica di “tolleranza zero” del 2018, quando circa 5.500 bambini furono separati ai confini. Questa volta le separazioni avvengono nell’entroterra, nelle case, nelle strade, ai posti di blocco. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna stima che i genitori di circa 60.000 bambini nati negli Stati Uniti siano stati arrestati, un numero già drammatico, ma che i ricercatori della Brookings ritengono largamente sottostimato. Il motivo è metodologico: il governo non chiede sistematicamente ai detenuti se abbiano figli, e molti tacciono per paura di mettere a rischio chi si prende cura di loro.Quando i genitori vengono arrestati, i bambini finiscono raramente in affido formale. Per lo più restano con amici, vicini, fratelli maggiori, famiglie della classe operaia già in difficoltà economica e con permessi di soggiorno precari. Soluzioni improvvisate, fragili per definizione. In alcuni casi sono fratelli adolescenti a crescere i più piccoli. In altri, padri soli che devono fare straordinari per pagare un avvocato e allo stesso tempo badare ai figli.C’è un paradosso legale al centro di tutto questo: avere un figlio nato negli Stati Uniti può contribuire a tenere le famiglie separate. I cittadini americani non possono essere trattenuti nei centri di detenzione per immigrati. Quindi quando una madre viene arrestata, il bambino non può starle vicino nemmeno lì. E se la deportazione arriva prima che il minore ottenga un passaporto, il rischio concreto è che parta senza di lui.Il Congresso ha stanziato 45 miliardi di dollari per ampliare la capacità di detenzione. I ricercatori prevedono che il numero di bambini coinvolti aumenterà. Intanto le organizzazioni legali cercano di correre ai ripari con piani di affidamento preventivi, tutori designati, fondi per le telefonate dal centro di detenzione. Ma la scala del fenomeno supera ogni risposta strutturata.
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Negli Stati Uniti più di 100.000 bambini sono stati separati dai genitori deportati dall’Ice
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