Nuovo Dpcm: zona rossa, arancione e gialla. Ecco le restrizioni in arrivo

Sono i tre scenari di rischio che nel dpcm in arrivo individueranno le zone da sottoporre a restrizioni in base all’andamento della pandemia da Coronavirus

Rossa, arancione o gialla. Sono i tre scenari di rischio che nel dpcm in arrivo individueranno le zone da sottoporre a restrizioni in base all’andamento della pandemia da coronavirus che corre in Italia, come nel resto d’Europa e del mondo.

I numeri del report settimanale ministero Salute-Iss, quelli che fotografano la situazione al 25 ottobre, al momento suggeriscono lockdown estesi nelle tre regioni – Piemonte, Lombardia e Calabria -che presentano attualmente lo scenario peggiore, con i 21 indicatori utilizzati dagli esperti del Comitato tecnico scientifico e del ministero della Salute che segnalano allarme rosso per capacità di diffusione del virus, focolai e occupazione dei posti ospedalieri. Numeri già elevatissimi.

Gli ingressi e le uscite delle regioni e delle province autonome dai tre scenari saranno decisi con ordinanza del ministero della Salute.

Nella giornata del 3 novembre sarà aggiornato il report del Cts con i nuovi dati per consentire il varo del nuovo dpcm sulla base delle ultime rilevazioni effettuate a tappeto in tutto il Paese.

Tre regioni nel mirino: Piemonte, Lombardia e Calabria

Accanto a restrizioni nazionali, come il coprifuoco serale in tutta Italia (ultima ipotesi dalle 21), ci sono infatti tre regioni – Lombardia, Piemonte e Calabria – che rischiano di dover adottare subito le misure più restrittive.

L’ultimo monitoraggio, relativo alla settimana 19-25 ottobre, assegnava all’Italia un Rt nazionale a quota 1,70. Un numero che nel nuovo report potrebbe avvicinarsi a 2, con un netto peggioramento della capacità del sistema sanitario di rispondere all’emergenza. Sono già, infatti, 15 le regioni dove si calcola che le terapie intensive andranno in crisi nel giro di una trentina di giorni.

Le regioni sotto la lente

Sotto la lente dell’ultimo report ben 11 regioni, che erano descritte a “rischio elevato”, da una parte per i numeri ricavati dai 21 indicatori, dall’altra per una raccolta dati in alcuni casi ritenuta poco affidabile. Sono Abruzzo (Rt 1,4), Basilicata (Rt 1,04), Calabria (Rt 1,66), Liguria (Rt 1,54), Lombardia (Rt 2,09), Piemonte (Rt 2,16), Puglia (Rt 1,65), Sicilia (Rt 1,42), Toscana (Rt 1,41), Valle d’Aosta (Rt 1,89) e Veneto (Rt 1,46). Sotto la lente del Cts per l’ingresso nello scenario rosso ci sono altre cinque regioni e una provincia autonoma: Campania, Liguria, provincia autonoma di Bolzano, Valle d’Aosta, Liguria e Puglia.

Le misure per lo scenario rosso

Il ministero della Salute, con l’aiuto degli esperti del Cts, si è già dotato di una sorta di “cassetta per gli attrezzi” che detta le linee guida per le autorità di sanità pubblica. In caso di rischio alto/molto alto, dunque rosso, per almeno tre settimane consecutive, sono previsti interventi straordinari, che partono dal distanziamento fisico, con chiusura di locali notturni, bar, ristoranti, inizialmente solo in orari specifici, per evitare, per esempio, la movida. Poi con maggiori rigidità e restrizioni generalizzate o localizzate. Le indicazioni prevedono restrizioni regionali e provinciali.

L’allarme rosso porta alla chiusura di scuole e università, con attivazione di lezioni a distanza, a limitazione della mobilità nelle zone ad alta trasmissione, al lavoro agile in aree specifiche. Previsto il potenziamento degli alberghi Covid, l’attivazione di personale aggiuntivo a supporto del dipartimento Covid e una rimodulazione dell’attività di screening e di contact tracing.

Sono anche previste restrizioni locali temporanee, per almeno tre settimane, su base sub-provinciale per le zone rosse. In questi casi l’Rt delle regioni sottoposte alle misure ha un Rt superiore a 1,5.

Lo scenario arancione

Lo scenario arancione, è quello classificato con rischio settimanale moderato (Rt fra 1,25 e 1,50) e prevede anche la definizione delle situazioni interne alla regione dove il rischio è più elevato (circolazione in comuni, province, focolai scolastici).

Previste precauzioni in aree e contesti specifici a maggior esposizione. Possibilità di chiusura di attività, sospensione di eventi e limitazione della mobilità in specifici ambiti regionali (comuni o province). Per scuole e università si punta a favorire lezioni scaglionate mattina e pomeriggio, se utile ad aumentare gli spazi. E mascherina anche in situazioni statiche.

Possibilità di sospensione di alcuni insegnamenti a rischio più elevato: educazione fisica, lezioni di canto o di strumenti a fiato, laboratori a uso promiscuo. Per gli studenti della secondaria di secondo grado e per le università parte delle lezioni sono a distanza. Prevista la chiusura temporanea di scuole e università in funzione di casi Covid. Obbligo di mascherine anche all’aperto, interruzione della attività sociali a rischio assembramento.

Le zone gialle

Nelle zone gialle, dove la circolazione è bassa o molto bassa, previsti interventi ordinari, come l’isolamento dei casi positivi, la quarantena dei contatti e una serie di precauzioni standard che fanno già parte della vita quotidiana di ognuno di noi: uso delle mascherine, distanziamento fisico, igiene individuale e ambientale.

Si punta a favorire lezioni scaglionate mattina e pomeriggio, se utile ad aumentare gli spazi.

Possibilità di sospensione di alcuni insegnamenti a rischio più elevato: educazione fisica, lezioni di canto o di strumenti a fiato, laboratori a uso promiscuo.

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