Regionali Lombardia, fonti Pd: “Sala fa il federatore e lavora per Di Maio a un candidato centrista”

MILANO – La bandiera del nuovo centro sulla candidatura a Palazzo Lombardia come leva per contare di più alle politiche. E l’imprimatur di Beppe Sala sul nome, auspice Luigi Di Maio, con l’obiettivo di vincere a Milano per contare di più a Roma. “Adesso cambia tutto. Il ‘grande centro’ ha bisogno di due cose, un federatore e una vittoria politica. L’unico che li può tenere uniti sembra essere Beppe Sala. E per la vittoria, punteranno sulla Lombardia”. Il giorno dopo la scissione nel M5S, fonti qualificate del Pd a Palazzo Madama guardano a Milano e aprono dalla capitale economica del Paese i ragionamenti sulle politiche dell’anno prossimo.

IL ‘PATTUGLIONE’ DEL NUOVO CENTRO

Lo strappo di Di Maio mescola le carte e impone un ripensamento della strategia del ‘campo largo’, fortemente voluta dal segretario dem Enrico Letta. Ma “i tempi della politica sono lenti” e dare per scontato che la composita galassia centrista riesca a trovare l’unità potrebbe essere un errore. La lista degli ‘ex’ che affollano lo spazio moderato, infatti, è lunga. Forse troppo. Ci sono gli ex forzisti Toti e Brugnaro, impegnati in un flirt continuo con la corrente governista degli azzurri, Gelmini e Brunetta in testa. Poi ci sono gli ex Pd, quelli di Italia Viva ma anche quelli di Azione e +Europa. E ora anche gli ex M5S di Di Maio. Senza contare i ‘cespugli’ dei vari Tabacci e Lupi. “Troppi galli nel pollaio”, ragionano i dem al Senato. “La corsa per trovare un federatore è già partita”. E quel federatore sta a Palazzo Marino.

“DRAGHI? NON SI SPORCHERÀ LE MANI”

L’opzione Draghi è da escludere. “Il premier non si sporcherà le mani con la politica, rischiando di perdere la faccia”. Più probabile che resti al suo posto a Palazzo Chigi, anche dopo le elezioni del 2023. Poi, quando i tempi saranno maturi, “Mattarella lascerà e lui prenderà il suo posto al Quirinale”. Ma per trovare l’identikit del ‘federatore’ basta riascoltare le parole di Di Maio. “I nostri primi interlocutori saranno i sindaci”, ha detto ieri il ministro degli Esteri, restringendo il campo dei papabili. Poi sono arrivate le parole dei suoi colonnelli: “Sì al dialogo con Sala, no a Renzi e Calenda”. “Hanno bisogno di un pontiere”, spiegano le fonti dem. “Una persona in grado di dialogare con tutti e che goda di un consenso trasversale. Difficile trovare qualcuno che risponda a questa descrizione meglio di Sala”.

SALA, L’OPZIONE NUMERO UNO

L’interesse del sindaco di Milano per un nuovo soggetto di ispirazione progressista e moderata, del resto, è cosa nota. Solo pochi giorni fa, dal suo isolamento causa Covid, Sala ha tuonato contro la strategia del campo largo “che rischia di non riuscire a coltivare nulla” mentre “sappiamo tutti che uno spazio progressista esiste, ma sembra così difficile metterlo assieme”. Insomma, secondo i dem “Sala il primo passo lo ha già fatto”. Ma per evitare che questo progetto sia la solita aggregazione di sigle elettorali che non sfonda il tetto del 10%, “i centristi ragionano su una battaglia su cui concentrarsi”, che abbia anche il compito di trainare la lista alle elezioni politiche. “È chiaro che puntano ad esprimere il governatore della Lombardia, con l’obiettivo di spaccare definitivamente anche il centrodestra”.

“IL NOME PER LA LOMBARDIA PUÒ ARRIVARE DAL GOVERNO”

Del resto, quella lombarda è la regione più popolosa d’Italia ed andrà al voto nel 2023, insieme alle politiche. “Il tema della coalizione con il M5S non esiste più. Ora ci sono il Pd e la coalizione centrista, che potrebbe mettere il cappello su una vittoria eclatante. E tante forze produttive e sociali guarderebbero con favore ad un’operazione di questo tipo”. Un nome? “Ancora prematuro, ma è difficile possa essere lo stesso Sala. Non è escluso, però – concludono le fonti dem di Palazzo Madama – che il candidato venga direttamente dai banchi del Governo”.

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