Riaperture, Guidesi incalza Speranza: “Subito parrucchieri ed estetisti”

Di Nicolò Rubeis e Marco Sacchetti

MILANO – “Mi aspetto ancora qualche apertura per il mese di aprile, continuerò a insistere quotidianamente con il governo su questo”. In un’intervista a tutto campo alla ‘Dire’- spaziando dai temi economici a quelli più squisitamente politici fino alle tensioni in giunta regionale e le prossime comunali di Milano- l’assessore lombardo allo Sviluppo Economico Guido Guidesi insiste sull’esigenza, per le attività economiche, di tornare a lavorare, specie per quelle che possono farlo in totale sicurezza.

Per il leghista, entrato nella giunta Fontana a gennaio- alter ego di Giancarlo Giorgetti a Palazzo Lombardia- parrucchieri o estetisti sono tra coloro “che potrebbero riaprire già da oggi”, soprattutto se si considera che nelle zone rosse precedenti avevano continuato a svolgere le loro mansioni senza interruzioni: “Se al tempo valeva il protocollo sanitario non vedo perché non possa andare bene anche ora. Iniziamo da loro, poi valuteremo la prossima settimana i nostri dati sui contagi, nella speranza che siano migliori di quelli di oggi e che questa possa essere l’ultima zona rossa per la Lombardia”. Anche perché, in precedenza erano stati proprio quei protocolli sanitari stilati dal ministero della Salute, “lo stesso che oggi ci dice che non possiamo riaprire nulla”, a permettere, seppur in maniera limitata, il rientro al lavoro per alcune attività.

Quel che è certo per l’assessore lodigiano è che “una situazione del genere non è più gestibile”, sia a livello economico sia programmatico: “Non c’è ristoro che tenga- va avanti Guidesi- un’attività economica sta in piedi se può lavorare. Va ripristinato un po’ di buon senso che troppe volte è mancato, soprattutto da parte del ministero della Salute”.

VACCINO, GUIDESI: ALTRE IMPRESE LOMBARDIA IN PRODUZIONE NAZIONALE

“Abbiamo lavorato insieme al ministro Giorgetti e a Farmindustria nel tentativo di ricercare la disponibilità di alcune aziende farmaceutiche, insediate in Lombardia, per far parte della filiera del vaccino italiano. Anche se non possono produrre autonomamente il farmaco anti-Covid-19, possono realizzare dei componenti. Ogni singolo pezzo di questa filiera vedrà l’apporto di imprese lombarde”, assicura l’assessore regionale allo Sviluppo Economico della regione Lombardia Guido Guidesi.

L’assessore leghista, entrato nel rimpasto della giunta Fontana a gennaio col mandato di Giancarlo Giorgetti a rimettere in moto la prima economia nazionale, quella lombarda, è determinato sull’obiettivo dell’autosufficienza vaccinale che l’Italia punta a raggiungere entro la fine dell’anno. A Monza per esempio, la società Thermo Fisher Scientific ha già annunciato che contribuirà all’infilatura e al confezionamento del farmaco Pzifer-Biontech, nel tentativo di rinforzare la fornitura globale e in primo luogo quella italiana: “Ci sono altre aziende disposte a procedere in questa direzione”, rivela Guidesi alla ‘Dire’.

L’assessore incassa inoltre la scelta del governo di introdurre un protocollo per la vaccinazione all’interno delle aziende. Un’idea partita proprio dalla Lombardia, che lo scorso marzo ha messo nero su bianco un principio di accordo con Confindustria e Confapi proprio per consentire alle imprese della regione di utilizzare i propri spazi interni per la somministrazione del farmaco anti-Covid-19 ai dipendenti: “Su questo il governo ci ha copiato, ma ci ha messo molto più tempo- gongola Guidesi- siamo contenti, perché è il segno che quella era un’intuizione buona arrivata dalla nostra ricetta vincente, il connubio tra privato e pubblico”.

Stamane Attilio Fontana ha messo un paletto, precisando che le aziende partiranno dopo la fine delle immunizzazioni agli over 60, come disposto dal generale Figliuolo. Ma resta fondamentale ora proseguire senza sosta con la campagna vaccinale: “Abbiamo una macchina che se va a 100 all’ora- afferma l’assessore Guidesi- può fare 140 mila inoculazioni al giorno, ma ci mancano le dosi. Speriamo che arrivino e che si esca presto da questo incubo”.

Per rivedere poi la sanità lombarda, e lavorare sulle criticità venute a galla con la pandemia, ci sarà tempo: “Devo dire che Letizia Moratti (arrivata anche lei in corsa con il rimpasto di gennaio, ndr) ha già specificato che il presidio territoriale va rivisto e che l’assistenza domiciliare è una parte sulla quale occorre investire tantissimo- conclude Guidesi- non basta più che un ospedale funzioni bene. Ci si aspetta di non doverci andare per ricevere le cure, e anzi, credo molto che qui in Lombardia un giorno ci possa essere una sorta di pullmino che va direttamente a casa di un anziano per fargli una radiografia o un’ecografia”.

IMPRESE. PASSA LO STRANIERO IN LOMBARDIA, GUIDESI: DAREMO TEMPI CERTI

“La nostra regione è un territorio fertile, perché investire qui è meno rischioso rispetto ad altre parti e questo, di per sé, è già positivo. Ma se devo essere sincero il nostro potenziale non è sfruttato a pieno e occorre fare di più” aggiunge l’assessore Guidesi, tracciando la rotta per rivitalizzare il tessuto produttivo della regione, profondamente segnato dalle scorie dell’emergenza sanitaria, guardando anche a potenziali nuove aziende che arrivano da fuori. Nonostante la pandemia, la Lombardia vuole risultare ancora molto attrattiva all’estero, e per Guidesi gli investitori vanno invogliati ad arrivare “attraverso un criterio di premialità sul quale stiamo lavorando tantissimo, che è quello del rispetto dei tempi”.

L’assessore, che ha già parlato con decine di consolati stranieri a Milano, è convinto che bisogna formalizzare al più presto “un coordinamento autorizzatorio”, che assicuri a un’eventuale tabella di marcia fissata da un’azienda di andare in porto velocemente e senza intoppi: “Con questo criterio si vedranno molti più investimenti- assicura Guidesi- perché qui conviene, e chi arriva trova un filiera completa che comprende quella della ricerca applicata. Ma la certezza dei tempi non sempre c’è”.

Parallelamente però, alcune multinazionali hanno già minacciato, complice la crisi innescata dal Covid-19, di lasciare il territorio chiudendo stabilimenti o delocalizzando in altri Paesi la produzione, con seri rischi occupazionali per i dipendenti. Gli esempi più attuali sono la Henkel di Como, società leader nel settore della detergenza dove lavorano oltre 150 persone, e la storica ‘chimica’ di Bulciago (Lecco)- ora a proprietà israeliana con Teva- che produce farmaci generici, attiva sul territorio dagli anni ’60, con oltre 100 assunti a rischio.

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