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Riforma forense, commercialisti esprimono forte preoccupazione

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Cuchel (Anc): “Rischi per le altre professioni regolamentate”

L’Associazione nazionale commercialisti, presieduta da Marco Cuchel, torna a esprimere forti perplessità sui contenuti della proposta di riforma della professione forense attualmente in discussione.

L’organizzazione sindacale dei commercialisti si unisce così alle preoccupazioni manifestate anche da altre 23 professioni ordinistiche, che guardano con attenzione agli sviluppi della normativa.

L’intervento dell’Anc arriva dopo le dichiarazioni diffuse da Professionisti Insieme, il coordinamento che riunisce diversi Ordini professionali, tra cui quello dei commercialisti e quello degli avvocati.

Secondo l’associazione, la questione centrale riguarda l’ipotesi di introdurre una riserva in favore degli avvocati per l’attività di consulenza legale, un tema che negli ultimi giorni ha suscitato preoccupazione tra numerosi rappresentanti delle professioni regolamentate.

Nel commentare il dibattito in corso, l’Anc evidenzia come il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Elbano de Nuccio, sia intervenuto pubblicamente per ridimensionare le preoccupazioni emerse.

«Ancor prima del diretto interessato, cioè il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco, il presidente del nostro Consiglio nazionale ha ritenuto opportuno intervenire attraverso i canali istituzionali per spegnere le polemiche sorte attorno alla possibile introduzione della riserva agli avvocati per la consulenza legale», sottolinea Cuchel

Secondo quanto sostenuto dal Consiglio nazionale dei commercialisti, non ci sarebbero motivi di particolare allarme per la categoria. Il testo della riforma, infatti, includerebbe una clausola che salvaguarderebbe le competenze attribuite dalla legge ad altre professioni regolamentate.

«Il provvedimento – sottolinea il presidente dell’Anc – contiene una clausola di riserva di legge a favore delle professioni regolamentate, specificando che restano ferme le competenze attribuite dalla normativa vigente ad altre categorie professionali».

Una lettura che però non convince l’Associazione nazionale commercialisti. Nel proprio comunicato, infatti spiega di aver esaminato attentamente il testo alla ricerca di una norma che attribuisca esplicitamente l’attività di consulenza ad altre professioni regolamentate.

«Abbiamo letto con attenzione – sottolinea Cuchel – ma non troviamo alcuna disposizione che assegni formalmente la consulenza ad una specifica categoria professionale».

Da qui la richiesta rivolta direttamente al presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti: chiarire a quali professioni sarebbe oggi riservata l’attività di consulenza.

«La consulenza è forse riservata ai commercialisti? Oppure ad altre professioni? A nostro avviso – osserva – si tratta attualmente di un’attività libera, esercitata da professionisti dotati delle competenze necessarie, tra cui anche i commercialisti».

Proprio per questo motivo, secondo l’associazione, la clausola di salvaguardia citata dal Consiglio nazionale non sarebbe applicabile al caso specifico della consulenza.

Secondo l’Anc, infatti, qualora la riforma venisse approvata nella formulazione attuale, l’attività di consulenza legale rischierebbe di diventare una competenza esclusiva degli avvocati, con un impatto significativo sulle altre professioni che oggi operano nello stesso ambito.

La proposta di riforma della professione forense è attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera, dove il testo è oggetto di discussione e possibili modifiche.

Per questo motivo il confronto tra le diverse categorie professionali resta aperto e il dibattito si concentra sul delicato equilibrio tra le competenze delle varie professioni regolamentate, un tema che potrebbe avere effetti rilevanti sull’organizzazione delle attività professionali nel settore economico-giuridico.

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