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Sudcorea, polizia irrompe in sindacato in base a legge anti-comunismo

- 18/01/2023

Sindacalisti: uso eccessivo della forza

Roma, 18 gen. (askanews) – L’agenzia d’intelligence Nis e l’Agenzia nazionale di polizia Npa sudcoreane hanno effettuato oggi un’irruzione nella sede dellas Confederazione dei sindacati (KCTU) di Seoul in base all’accusa di violazione della legge che vieta le attività comuniste nel paese. Lo riferisce l’agenzia di stampa Yonhap.

Gli investigatori hanno perquisito il quartier geenrale del sindacato a partire dal pomeriggio (mattina) di oggi dopo ore di confronto con i funzionari del sindacato. I militanti del sindacato hanno inscenato una protresta al di fuori della sede contro l’azione delle agenzie di sicurezza.

L’indagine che ha portato a questo traumatico atto è condotta per verificare eventuali violazioni della Legge sulla sicurezza nazionale. L’irruzione ha avuto luogo con veemenza, perché i finzionari hanno opposto resistenza, perché chiedevano che l’operazione venisse condotta in presenza dei legali del sindacato.

Contemporaneamente, Nis e Npa hhanno anche svolto un’irruzione nel quartier geenrale del Sindacato dei lavoratori medici e della sanità Khmu, sempre a Seoul. Sono state inoltre perquisite altre sedi sindacali nel resto del paese.

“Il fascicolo è aperto da anni e le prove relative sono state acquisite. E’ stato inoltre ottenuto un mandato di perquisizione dal tribubale perché s’è resa necessario l’uso della forza”, ha affermato la polizia.

Un portavoce della confederazione sindacala, Han Sang-jin, ha detto ai giornalisti che nel mirino della polizia e dell’agenzia di spionaggio erano quattro funzionari sindacali. Ha lamentato un uso eccessivo della forza. “Sono venuti per eseguire un mandato di perquisizione, ma ci hanno attaccati ecome se volessero effettuare un arresto”, ha detto. “Ci deve essere – ha aggiunto – una ragione per questo”.

La controversa Legge sulla sicurezza nazionale in Sudcorea è stata approvata nel 1948 ed è stata più volte criticata perché limita il diritto di parola e pensiero, restringendo il campo d’azione delle organizzazioni anti-capitaliste. Vieta inoltre tutte le attività filo-Corea del Nord. Molti giuristi la criticano perché la considerano troppo soggetta a interpretazioni che la potrebbero rendere una scusa per violare i diritti civili e umani.

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