Tor Bella Monaca accoglie i profughi di Bucha: la storia Viktor e della sua famiglia

ROMA – Da Bucha a Tor Bella Monaca. Viktor Tehsa e i suoi bambini accolti dalla solidarietà del quartiere alla periferia di Roma. L’uomo, un ingegnere 46 enne, è riuscito con la sua famiglia – la moglie Oksana, i figli Maksim, Maria, Marina, il piccolo Aleksej, figlio di un amico partito per la guerra – a lasciare la cittadina alle porte di Kiev tristemente famosa per la strage di civili, con oltre 300 morti accertati. Viktor conferma le accuse nei confronti dell’esercito russo. “Ci costringevano a vivere nelle cantine, potevamo lasciarle solo dietro loro permesso. Non volevano che vedessimo le razzie e i furti. Ma quando riuscivamo a uscire, abbiamo visto anche molti cadaveri abbandonati”, spiega alla Dire.

Dal 24 febbraio Viktor e i suoi familiari hanno vissuto nei sotterranei della loro abitazione. La ‘liberazione’ il 13 marzo, grazie a un corridoio umanitario della Croce verde. Dopo tre giorni di viaggio, hanno raggiunto Chelm, sul confine tra Polonia e Bielorussia. Qui sono stati soccorsi da Francesco Bonito, professore dell’Istituto Comprensivo Acquaroni, di Tor Bella Monaca. “Grazie alla solidarietà dei genitori, delle associazioni e della scuola, siamo partiti io e l’amico Fabrizio con un furgone per portare medicine e beni di prima necessità al confine polacco. In viaggio una conoscente ci ha chiesto di salvare la famiglia di Viktor, che arrivava da un lungo viaggio”.

L’intero quartiere si è mobilitato per i rifugiati. I ragazzi sono stati inseriti a scuola, Viktor e Oksana hanno trovato lavoro. Ora la priorità è aiutare Maksim, il figlio più grande, sedicenne. Ha un linfoma, in fase di remissione. Ma deve essere sottoposto a esami e cure periodiche. Il San Filippo Neri e l’Ospedale Bambin Gesù si sono messi a disposizione. “Tor Bella Monaca è una realtà difficile. Ma con grandi potenzialità e il cuore grande”, sintetizza il professor Bonito.

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