Turchia, arrestate attiviste dopo il corteo dell’8 marzo: vilipendio al Presidente

ROMA – Retata di attiviste a Istanbul nella notte: fonti locali all’agenzia ‘Dire’ hanno riferito che a partire dalla serata di ieri, almeno dieci giovani tra i 20 e i 25 anni sono state raggiunte nelle loro abitazioni da agenti di polizia che le hanno portate in commissariato con l’accusa di “vilipendio del presidente della Repubblica”. Le stesse fonti – che hanno chiesto di restare anonime per ragioni di sicurezza – hanno detto che quasi tutte le ragazze arrestate avevano preso parte alla manifestazione dell’8 marzo in occasione della Giornata internazionale della donna, un corteo organizzato per dire “basta” ai numerosi femminicidi nel Paese e per chiedere leggi più efficaci a tutela delle donne.

Le fonti hanno concluso riferendo che alle giovani arrestate non è stato permesso di parlare con gli avvocati. Il reato di “vilipendio del presidente della Repubblica” potrebbe rientrare nella legge sull’anti-terrorismo, che vieta incontri con legali nelle prime 24 ore dall’arresto.

Inoltre il fermo sulla base di questa accusa richiede l’approvazione del ministero della Giustizia, una prassi complessa che raramente va a buon fine. “La polizia lo sa, ma le retate sono una tattica per seminare paura tra gli attivisti” ha chiarito una delle fonti, esperta di diritto penale. “I giudici sempre più spesso agiscono fuori dal perimetro della legge: non mi stupirei se la detenzione venisse confermata comunque”.

L’AVVOCATA: “FERMATE PER AVER INTONATO ‘CHI NON SALTA ERDOGAN È’”

Arrestate perché ai cortei dell’8 Marzo hanno intonato slogan come “Erdogan, le donne stanno arrivando”, “Chi non salta Tayyip è” e “Erdogan vattene”. Lo hanno riferito all’agenzia ‘Dire’ gli avvocati che attendono da stamani che il giudice si pronunci sulla convalida del fermo per le dodici attiviste arrestate la notte scorsa con l’accusa di “vilipendio del Presidente della Repubblica”.

L’avvocata Elifsu Dilek Sen, che segue otto delle dodici donne in stato di fermo, alla ‘Dire’ dichiara: “Sappiamo che 18 donne che hanno preso parte alle marce per la Giornata internazionale della donna sono finite nella lista della polizia. Dodici sono state prese direttamente nelle loro abitazioni, tra le 22 e la mezzanotte di ieri sera. Le altre sei invece non erano in casa e risultano ricercate. Hanno tra i venti e trent’anni”. La legale spiega che “durante i cortei la polizia è solita scattare delle fotografie con cui poi identifica i dimostranti. Ciò che non risulta chiaro e ci lascia perplessi- continua Dilek Sen- è come abbiano fatto gli agenti a determinare che proprio queste 18 donne siano quelle che hanno intonato quegli slogan. Probabilmente- dice- si sono accontentati di prendere quelle alla testa del corteo”.

Gli interrogatori sono iniziati stamani presto e secondo l’avvocata “alle ragazze è stato chiesto come mai abbiano intonato quei cori. È una domanda senza senso”. Tra le donne in stato di fermo ci sarebbe anche Zelal Buldan, la figlia di Pervin Buldan, la co-presidente dell’Hdp (il Partito dmocratico), terza forza in parlamento e tra i partiti di opposizione tra i più invisi al governo del presidente Recep Tayyip Erdogan. Molti sui dirigenti sono agli arresti, gli ultimi solo pochi giorni fa per presunti legami col Pkk, il Partito curdo dei lavoratori, ritenuto una fazione terrorista da Ankara.

A parlare di “arresti senza senso” è anche Ayse Acinikli, esponente dell’Associazione Lawyers for freedom, che si batte per i diritti degli avvocati. Dal 2016 secondo l’organizzazione, è cresciuta la pratica di incolpare i legali degli stessi crimini delle persone che difendono in tribunale, in palese violazione del diritto alla difesa. Acinikli stessa è stata arrestata cinque anni fa per questo motivo.

A proposito di quanto sta capitando alle attiviste dell’8 marzo, all’agenzia ‘Dire’ Acinikli dichiara: “Non solo è assurdo arrestare qualcuno per uno slogan, ma le donne fermate sono state a loro volta vittime di un crimine, vale a dire il modo in cui, la notte scorsa, la polizia ha fatto irruzione in casa loro”.

Le manifestazioni dell’8 marzo sono iniziate in realtà il venerdì precedente, per denunciare l’aumento dei femminicidi e di violenze e discriminazioni di genere, contestando leggi poco efficaci sia per tutelare le donne che esponenti della comunità Lgbt. “Il presidente Erdogan ha affermato che farà una riforma, ma per tutelare la famiglia” continua l’esperta. “La verità è che vuole le donne chiuse in casa ad occuparsi dei figli”. Quanto alla comunità Lgbt, conclude l’esponente di Lawyers for freedom, “questo governo ha più volte ribadito che non permetterà il diffondersi della loro propaganda. Considera queste persone dei malati”.

LEGGI ANCHE: Sit-in Casa internazionale Donne in Campidoglio: “Femminismo non si mette a bando”

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