BOLOGNA – Uno scatto ingiallito di una fisarmonica sul palco, l’insegna di una balera che illumina la notte, il primo piano di un passo di polka, il video di coppie strette in una mazurka, l’aneddoto della nonna che in pista tra un giro di walzer e l’altro s’innamorò per la prima volta, la vecchia locandina di un concerto di Secondo Casadei, lo spartito di ‘Ciao mare’. E tanto altro ancora. È tempo di aprire scatole dei ricordi, cassetti, archivi per mettere insieme i pezzi della comunità del liscio emiliano-romagnola. La Regione lancia infatti una “chiamata di raccolta collettiva” di testimonianze, documenti, cimeli che raccontino la tradizione del ballo identitario del territorio per arricchire il patrimonio documentale già in possesso verso la costruzione di un dossier da sottoporre alla Commissione nazionale Unesco per la proposta di inserimento del Liscio e delle musiche popolari tipiche nella lista del patrimonio culturale dell’umanità.
SI RACCOGLIE MATERIALE FINO A SETTEMBRE 2026
L’invito è dunque quello di condividere fotografie, video e registrazioni audio, aneddoti, locandine e programmi di sala, spartiti, copertine di dischi, materiali d’archivio e ricordi personali e familiari legati al mondo del liscio, per identificare una comunità patrimoniale di riferimento e valorizzarne non soltanto la storia artistica e musicale, ma anche il suo profondo radicamento sociale e culturale: una campagna partecipata rivolta a cittadine e cittadini, musicisti, ballerini, scuole di danza, orchestre, organizzatori, esperti e appassionati. È possibile inviare il materiale fino al mese di settembre 2026, registrandosi sul sito Vai Liscio e caricandolo direttamente sul portale.
“IL LISCIO È UN PATRIMONIO DI STORIE E LEGAMI”
“Il liscio è molto più di un genere musicale: è un patrimonio di storie, affetti e legami che attraversa le generazioni e contraddistingue la storia del nostro territorio”, sottolinea l’assessora alla Cultura, Gessica Allegni.”Vive- aggiunge l’assessora- nei ricordi custoditi nelle famiglie, nelle balere, nelle piazze, nelle feste di paese. Per questo vogliamo costruire una memoria collettiva che parta proprio dalle persone, dai loro racconti, dalle immagini e dai suoni che hanno segnato momenti di vita. Ogni contributo è un tassello prezioso che ci aiuta a restituire la ricchezza e la vitalità di questa tradizione, accompagnandola verso il riconoscimento Unesco”.
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