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VIDEO | Somalia, arriva il registro anagrafico digitale: il progetto pilota della Società geografica italiana

MondoVIDEO | Somalia, arriva il registro anagrafico digitale: il progetto pilota della Società geografica italiana

ROMA – Nel mondo sono quasi 170 milioni secondo stime dell’Unicef i bambini sotto i cinque anni che non hanno certificato di nascita, e oltre la metà di questi vivono in Africa. Eppure “nascere vuol dire esistere, ma se nessuno certifica l’esistenza del bambino, quella persona perde l’identità legale e quindi tutti gli altri diritti. E un Paese senza diritti è condannato a sottosviluppo, conflitti e disuguaglianze, come spesso vediamo in Africa”. Parola della dottoressa Kadigia Ali Mohamud, dell’Unità Ricerca e Sviluppo (Usr) della Società Geografica Italiana (Sgi). In una intervista con l’agenzia Dire l’esperta italiana, originaria della Somalia, illustra i risultati della prima fase di un progetto pilota che ha coinvolto la città di Garowe, capitale dello stato somalo di Puntland, e presentato stamani nella sede della Società a ‘Palazzo Mattei’ in Villa Celimontana, a Roma. Un sogno che la ricercatrice coltiva “dal 1990- racconta- quando ho lasciato il mio paese, in piena guerra civile, ma a cui lavoro dal 2014 tra mille ostacoli, e condiviso con l’Urs”.

Promosso dalla Società geografica italiana, il progetto – che nasce su richiesta delle autorità di Puntland – è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) e gode del sostegno del governo di Puntland e dell’Ambasciata Italiana. L’obiettivo è creare un sistema di registrazione civile per i cittadini della Somalia, tra i paesi più fragili del mondo, che paga ancora il costo di trent’anni di guerra civile che, tra le altre cose, ha fatto sì che negli ultimi tre decenni non siano più stati fatti censimenti o registri anagrafici della popolazione, oppure programmi di registrazione civile (nascite, morti, matrimoni e divorzi), né a livello federale né a livello regionale o municipale.

CENSIMENTO E ANAGRAFE, SCONTATI IN MOLTI PAESI, SONO UNA RIVOLUZIONE CULTURALE PER ALTRI

Nell’Africa subsahariana sempre più spesso attraversata da conflitti e movimenti migratori con milioni di persone coinvolte, parole come “anagrafe”, “censimento”, “documento d’identità” oppure “codice fiscale” non sempre hanno senso. “In Europa- evidenzia la studiosa- per secoli la Chiesa si è occupata di registrare nascite e morti, celebrando battesimi, matrimoni e funerali. La procedura è passata poi alle amministrazioni pubbliche e le persone oggi la danno per scontata“. Ma in tanti paesi del mondo non è affatto parte del tessuto culturale e/o amministrativo. Ma, avverte la dottoressa Mohamud, “se i politici non conoscono la popolazione, con le sue specifiche necessità, non possono neanche fornire scuola, sanità, lavoro e welfare, oppure provvedere alla gestione igienico-sanitaria o di sicurezza dei territori, mentre le persone potrebbero non poter viaggiare o avere accesso a servizi finanziari o previdenziali”.

Si parte da Garowe, con fondi Aics. La coordinatrice Ali Mohamud:

SI PARTE DALLA CREAZIONE DELL’INDIRIZZO, POI SI PASSA AL CERTIFICATO DI IDENTITÀ

Ma per arrivare all’identità legale, si deve partire dalla creazione dell’indirizzo della famiglia: “I nostri 140 collaboratori in Puntland – continua l’esperta- sono andati strada per strada, seguendo le immagini satellitari di Garowe, predisposte dal team Urs di Roma. Hanno poi collegato l’abitazione di ogni famiglia a un sistema di geolocalizzazione, per produrre con un apposito software una stringa di codice specifica per ogni nucleo, in cui è indicato: stato, distretto, città, quartiere, sottoquartiere e area di registrazione (che comprende non più di 100 edifici) di appartenenza”.

Successivamente il team, con l’aiuto dei funzionari locali, ha provveduto ad affiggere i numeri civici alle porte delle case. Lo studio generale della popolazione e delle abitazioni dell’intera città di Garowe ha chiuso la prima fase del progetto, a cui entro il 2025 seguirà la creazione di un registro civile. Continua la coordinatrice: “Nei prossimi mesi organizzeremo gli appuntamenti delle famiglie di un quartiere davanti al funzionario comunale, che dovrà registrare tutti i membri di una famiglia in base all’indirizzo di residenza che gli è stato assegnato. Questo permetterà la creazione dell’identità legale vera e propria e, quindi, la produzione di certificati di registrazione legale“.

TERZA TAPPA, IL REGISTRO: DINAMICOE SOSTENIBILE NEL TEMPO

La terza e ultima fase del progetto prevede “la gestione di un registro dinamico e sostenibile, in cui saranno inserite nel tempo nascite, matrimoni e morti” nonché “informazioni biometriche”, che nel tempo, assicura la dottoressa Mohamud, “contribuirà in modo decisivo alla stabilizzazione del Paese”. Il progetto prevede anche la formazione del personale amministrativo e l’utilizzo di software di gestione dedicati. Tale modello di anagrafe digitale potrà essere replicato nel resto della Somalia e poi in altri Paesi: “In Africa- dice la dottoressa Mohamud- si tende a registrare le persone solo quando si indicono le elezioni, oppure quando si tratta di rifugiati: sono procedure faticose, costose e purtroppo inutili sul lungo periodo. Come si fa a inserire un nome in un registro- si domanda l’esperta- se non si hanno altre informazioni né della persona in questione, né della sua famiglia d’origine né tanto meno del luogo in cui vive? E come si aggiorna quel registro, se non è stato pensato per essere dinamico?”. Eppure, conclude, dall’identità legale dipende la vita di questi paesi: “Senza documenti è facile sottrarre case, terreni o altri beni, e questo alimenta conflitti e disuguaglianze. I diritti iniziano quando la persona esiste“.

BARAK OBAMA SI È POTUTO CANDIDARE GRAZIE AL CERTIFICATO DI NASCITA

“Se è importante il certificato di nascita? Senza, Barack Obama non si sarebbe potuto candidare alla Casa Bianca, perché riuscì a smentire coloro che gli contestavano di non essere nato negli Stati Uniti. Solo il recupero del certificato ha sciolto ogni dubbio”. Usa questo esempio il professor Francesco Maimone, dell’unità Ricerca e sviluppo della Società geografica italiana, per evidenziare il valore del progetto. Quindi ha aggiunto: “In Africa il problema è serio. In Somalia è registrato il 3% della popolazione, in Etiopia – un Paese più solido – si arriva al 7% nel 2011. Nulla“. Spiega ancora: “Non si tratta solo di costruire un’anagrafe, bensì trovare il modo di organizzare e integrare tra loro dei sistemi a un costo decisamente ridotto, perché ha costi elevatissimi”. Il professore cita degli esempi: “Negli Stati Uniti l’ultimo censimento del 2020 è costato 13 miliardi di dollari, in Italia, quello del 2011, ben 580 milioni euro”. Ma ormai “nei Paesi avanzati si va verso l’abbandono di questa pratica, perché le amministrazioni integrano i dati delle anagrafe con quelli dei registri di stato civile. Vari Paesi europei, tra cui l’Italia, non faranno più censimenti in futuro”. Ecco perché bisogna costruire registri dinamici e sostenibili nel tempo, e soprattutto economici per i Paesi in via di sviluppo.

STABILIZZARE IL PAESE, SOPRATTUTTO NEI TERRITORI LIBERATI DAGLI SHABAAB

“La registrazione civile è un passaggio necessario per evitare che le persone diventino fantasmi sociali, nonché parte del processo di ricostruzione dello Stato somalo” sostiene Pier Mario Daccò, ambasciatore italiano in Somalia, che in video-collegamento da Mogadiscio è intervenuto alla conferenza. Nel PAese, continua, “si discute molto su come affrontare le scadenze elettorali dei prossimi anni, quindi la costruzione di un registro anagrafico è essenziale per arrivare a quello degli elettori, il più completo possibile, per scegliere i futuri rappresentanti soprattutto nei territori appena liberati dagli Shabaab“, il gruppo armato ribelle che cerca di prendere il governo del Paese. In quelle aree, conferma il diplomatico, “la sede di Aics in Somalia sta finanziando un progetto focalizzato sulla riorganizzazione sociale, per portare servizi di base – ambulatori, scuole, centrali di polizia – per certificare il ritorno dello Stato. Mi piacerebbe quindi che il progetto sull’anagrafe digitale sia inserito tra quei servizi”, conclude.

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